Diritto di R – esistenza

Torino 28 gennaio 2009

L’ennesimo capitolo della lotta per il diritto ad esistere dei rifugiati e delle rifugiate in Italia ( Lampedusa e Massa ). Dopo 2 anni di occupazioni e manifestazioni, di incontri con assessori del comune e della provincia, dopo aver ricevuto diverse visite degli esponenti dell’ACNUR in Italia, dopo che addirittura a livello europeo la commissione che si occupa di monitorare la situazione dei rifugiati per conto del parlamento europeo si era espressa per una tutela del diritto alla casa per le persone che fuggono da paesi martoriati dalla guerra e chiesto chiarimento al governo Italiano in merito alla situazione di indigenza in cui sono costretti a vivere in Italia ed in particolare a Torino, negli ultimi giorni ha iniziato a girare la voce di un possibile sgombero della Ex-Clinica San Paolo da 4 mesi divenuta l’unica casa per oltre 200 rifugiati donne, uomini e bambini. Palesandosi questa prospettiva i rifugiati, il comitato di solidarietà e il mondo delle associazioni che negli ultimi tempi si è mobilitato a supporto delle persone che stanno dando vita a questa esperienza di riappropriazione diretta sono stati convocati dagli assessori Borgione (servizi sociali) e Borgogno (polizia municipale) per un incontro che si preannunciava “risolutivo”.

vedi foto rifugiati_27/01

La proposta, però, più che una soluzione al problema della casa è sembrata a tutti i partecipanti all’incontro, in buona parte rifugiati, uno stratagemma ben pensato per arginare un problema politico che diviene giorno dopo giorno più difficile da gestire per l’amministrazione di centro sinistra del sindaco Chiamparino. Infatti durante questo colloquio “amichevole” la discussione si è arenata su una sorta di sgombero “soft” durante il quale sarebbero stati censiti per l’ennesima volta, come vacche al macello, gli occupanti della ex-clinica ed in funzione del sesso, dell’età e dell’eventuale disponibilità al lavoro a basso costo, sarebbero stati smistati una parte all’interno dello pseudo-cpa di settimo, di gestione croce rossa ( manco a dirlo), una parte rispedita nelle città di residenza ( vedi Roma, Caltanisetta, Lampedusa ) una parte in mezzo alla strada. I dettagli di questa proposta se possibile la rendono ancora più agghiacciante, infatti contando che stiamo parlando di un nucleo di oltre 200 250 persone di cui oltre 40 donne e una decina di bambini, la soluzione prospettata dal comune, prefettura e croce rossa (che si intascherebbe 180 mila euro) prendeva in considerazione solo 80-90 rifugiati uomini che non fossero ancora entrati in progetti di aiuto ed “inserimento” con la seguente formula: nell’ambito dell’emergenza freddo per una durata quindi non superiore ai tre mesi 80-90 persone ospitate in notturna all’interno della struttura della croce Rossa di settimo, alle quali verrebbe fornito un sacchetto per la colazione al sacco da consumare all’esterno, rientro alla struttura entro le 20:00 o qualcosa di simile per poi spegnere le luci un paio di ore dopo.. Mentre dentro ai palazzi del comune prendeva vita la farsa della politica all’esterno un presidio composto da un centinaio di persone in buona parte occupanti della EX-Clinica San Paolo scandiva slogan “ Casa – Lavoro – Residenza” attendendo, neanche troppo fiduciosi, che la delegazione riportasse dell’incontro “risolutivo”. Di fronte all’ennesimo buco nell’acqua arrabbiati, esausti per un inverno rigido passato senza riscaldamento, cibo e acqua calda i rifugiati hanno deciso di improvvisare un corteo che arrivasse fino alla prefettura per chiedere un incontro con il prefetto o qualcuno che potesse rappresentarlo per chiedere che garantisse una soluzione per tutti e tutte e duratura. Poi quello che è successo in una piazza Castello vuota e sommersa dalla nebbia, nascosta agli occhi di possibili testimoni, è qualcosa che è difficile raccontare. Arrivati sotto i portici della prefettura eravamo oramai solo una settantina di persone. Abbiamo chiesto ai funzionari di piazza un dialogo con la prefettura, la richiesta a quanto pareva sembrava essere stata presa in considerazione, se non che invece di veder comparire un interlocutore per le nostre richieste, sono arrivate diverse camionette della celere, dalle quali sono usciti due reparti in assetto antisommossa che sono andate a ingrossare le file degli agenti che formavano il cordone di fronte all’ingresso. E’ passato il tempo di un applauso e di qualche slogan ironici rivolti alle forze dell’ordine che queste, probabilmente offese non tanto per il fatto di essere state derise quanto dal fatto che a deriderle fossero stati dei “negri” hanno fatto partire una prima carica di “alleggerimento” dalla quale alcuni di noi sono usciti con mani braccia e schiene ammaccate altri con il sangue che scorreva sul volto. Il sangue dei loro fratelli e delle loro sorelle colpiti, ha fatto si che le persone presenti al presidio facessero oggetto di un lancio di palle di neve i cordini della celere. Probabilmente i ragazzi vestiti di blu non sono stati abituati neanche a giocare a palle di neve con ragazzi e ragazze con la pelle nera e questo deve averli ulteriormente indispettiti. Erano anni che in piazza castello non si vedevano scene come quelle che si sono viste ieri sera. La polizia ha caricato una due tre quattro cinque sei sette otto volte avanzando. Nel silenzio della piazza si sentivano prima i manganelli battere sugli scudi per incutere timore poi grida scomposte provenire sempre dalla stessa direzione: “Negro di merda vieni qua! Dove scappi! Coniglio! Zecca!”. I rifugiati, donne e uomini scappando hanno cercato di mettere tra i propri corpi e la folle, razzista violenza della polizia tutto quello che trovavano, improvvisando delle piccole barricate, a volte forse lanciando anche qualche san pietrino. La scena è durata diversi interminabili minuti, il presidio è stato spinto da sotto la prefettura fino in via Pietro Micca. Alcune persone si sono trovate isolate in via Roma inseguite in una vera caccia all’uomo, uno di noi un compagno del Centro Sociale Gabrio è stato intercettato sotto i portici di piazza castello dalla parte opposta della prefettura vicino alla pizzeria al taglio, finito per terra dopo alcuni colpi ricevuti mentre indietreggiava é stato preso a calci e manganellate da una decina di celerini che intanto gli urlavano “Cazzo fai coniglio, non ti difendi? Zecca!”. Il bilancio è di una ventina di feriti tra i manifestanti di cui uno con 30 giorni di prognosi, una mano e una spalla rotte e il volto tumefatto dai colpi inferti dagli agenti. I giornali oggi parlano di 6 agenti feriti. La giornata si è conclusa alla casa occupata dove fervono i preparativi per organizzare la resistenza ad un eventuale tentativo di sgombero. Per sabato pomeriggio alle ore 15 è stato indetto un presidio sotto la prefettura, perché non ci spaventano, perché attendiamo ancora risposte. L’appello è a tutti e tutte nativi e migranti contro il clima razzista che cresce nelle nostre città nel silenzio dei televisori accessi sul grande fratello a cui tutti vorrebbero partecipare, mentre sembra che nessuno si accorga che ci siamo già tutti dentro. Il pacchetto sicurezza sta trasformando in realtà in nostri peggiori incubi.

Centro Sociale Occupato Autogestito Gabrio – Sportello di autodifesa legale Il-legale

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