Archivi tag: Repressione

Libertà per le rivoluzionarie e i rivoluzionari comunist* arrestat* in Francia

Tra ieri ed oggi, politici e giornalisti di ogni schieramento gongolano per l’arresto di 9 militanti appartenenti a formazioni rivoluzionarie comuniste ,da anni rifugiati e rifugiate in Francia per evitare la persecuzione politica dello Stato Italiano.

Vogliamo esprimere innanzitutto la nostra solidarietà ai ed alle militanti che a distanza di più di 40 anni continuano ad essere braccat* dalle forze della repressione borghese. Ignobile vendetta di stato, che però ci restituisce la misura della paura che le idee rivoluzionarie ancora incutono nelle elites politico-economiche europee.

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Primo Maggio 2019 – Solidarietà con tutt* i/le NoTav colpit* dalla repressione

C’eravamo tutti e tutte, sappiamo bene com’è andata, sappiamo bene che non poteva essere accettato l’ingresso dello spezzone sociale nella stessa piazza dove sindacati e politicanti in campagna elettorale si affrettavano a blaterare frasi vuote per nascondere le istanze portate da migliaia di lavorat* e NoTav. 

Potrebbe essere un'immagine raffigurante una o più persone, persone in piedi e folla

Nonostante le cinghiate del “servizio d’ordine” del PD e le cariche arbitrarie della polizia, siamo arrivat* in piazza e sul palco per ribadire il NO ad un’opera inutile e dannosa per il territorio e per la salute de* lavorat* e di chi l’abita.

Ricordiamo bene come la polizia, di fronte alle cinghiate del PD, si sia schierata e abbia difeso a manganellate questi metodi fascisti, colpendo forte e a caso come sempre.

Ci ricordiamo la cieca rabbia sfogata sul furgone che riparava militant* e bambin dai loro colpi sordi.

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Le donne migranti e la detenzione L’otto marzo Lottiamo anche per Loro!

Oggi scioperiamo e manifestiamo anche per loro, le donne migranti e detenute.

Le loro storie rivelano il ruolo del genere e della sessualità in relazione ad altre gerarchie di potere come classe, razza, nazionalità e geopolitica, nel plasmare la loro condizione di migranti.

La scelta migratoria delle donne deriva dalla necessità o volontà di scappare da norme eteropatriarcali che limitano la loro possibilità di autodeterminarsi come individui. Molto spesso nei loro paesi d’origine vivono abusi e restrizioni quotidiane solo in quanto donne. La loro libertà è minata da prescrizioni di genere e sessuali. Quando arrivano in Italia le cose non sono come avevano immaginato. In molti casi peggiorano. La paura costante di essere denunciate o di subire violenze. Riuscire ad ottenere una posizione legittima con gli strumenti legali a disposizione è difficile se non, in taluni casi, impossibile in quanto sono accessibili a una minima parte di richiedenti, solitamente maschi eterosessuali, economicamente abbienti o di origine razziale e nazionale “privilegiata”.
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GEPSA E FORZE DELL’ORDINE RESPINGONO LA SOLIDARIETÀ

Potrebbe essere un'immagine raffigurante una o più persone, attività all'aperto e il seguente testo "CELLE AFFOLLATE NIENTE CURE TAMPONI E RESPINGETE MAGLIONI CPR LAGER DU'"

Al Cpr ancora menzogne su menzogne e ingiustizie su ingiustizie

Alla luce delle condizioni denunciate da reclusi e avvocati, come collettivo impegnato nella lotta al Cpr, abbiamo deciso di lanciare una raccolta di coperte e abiti pesanti destinati ai reclusi del Cpr di corso Brunelleschi.
L’idea nasce da una reale necessità espressa da chi è rinchiuso in quelle infami mura e confermata dagli/dalle avvocate che quelle mura le varcano per lavoro.
La pratica della raccolta solidale non è per noi una novità, così come non sono una novità le procedure che precedono l’ingresso dei materiali raccolti, avendo già più volte in passato raccolto cibo e schede telefoniche per i detenuti del Deportation Camp di Torino.
Come abbiamo già raccontato nel comunicato a nostra firma uscito Venerdì 19/2, mercoledì scorso alcune compagne del collettivo sono andate a portare i materiali della raccolta solidale al Centro per il Rimpatrio, sono state però respinte all’ingresso da parte di un incaricato dell’ente gestore, per la presunta violazione di ipotetiche procedure mai richieste ed adottate le scorse consegne solidali.
Tra le varie motivazioni accampate ci è stata contestata l’assenza di un certificato di sterilizzazione dei materiali, procedura sanitaria di cui neanche gli avvocati degli stessi reclusi sanno stabilire la veridicità, così come la garante dei Detenuti.

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Storie di Ordinaria Repressione

Ieri un nostro compagno è stato multato mentre volantinava a poca distanza da un supermercato davanti al quale stavamo facendo una raccolta di beni di prima necessità SOSpesa.

La dinamica dei fatti porta indietro nel tempo, a maggior ragione alla vigilia del 25 aprile. Una vera e propria retata “in nome della guerra al Covid”, scattata nel pomeriggio di ieri in piazza Robilant: due volanti dei carabinieri e due jeep hanno chiuso le uscite e tutti coloro si sono ritrovati in trappola sono stati perquisiti e identificati.

La situazione ha preso una piega ulteriormente grave, seppur grottesca, quando ad una ragazza che riprendeva la scena da film poliziesco dal balcone, è stato intimato di scendere per farsi identificare.

La peggio però è stata riservata al nostro compagno che è stato minacciato, portato in caserma, perquisito corporalmente e multato. L’intento dei carabinieri sembra esser stato proprio quello di esercitare il loro potere ad ogni costo: inutile mostrare i documenti che attestano l’adesione del compagno all’associazione Amici di Via Revello e dimostrare il carattere solidale dell’attività svolta (che sta attualmente mettendo alcune pezze alla disastrosa gestione statale delle problematiche conseguenti le misure anti-Covid): il far parte di un centro sociale che alle confuse memorie dei carabinieri indirizzava al movimento NoTav e all’antiproibizionismo è stato sufficiente, di fatto, per motivare fermo e contravvenzione.

Ci chiediamo se il trattamento speciale riservato al compagno in questione sarebbe stato il medesimo, se avesse tranquillamente mentito dicendo che stava andando a fare la spesa al supermercato nei pressi, anziché rivendicarel’attività solidale che stava svolgendo.

Ci chiediamo se l’arroganza e la determinazione nel porre fine al volantinaggio sarebbe stata la stessa ,se i volantini non avessero recato la firma di un centro sociale.

Ci chiediamo se sia una prassi normale in una caserma umiliare, spogliare ed obbligare piegamenti davanti agli agenti una persona , qualsiasi cosa essa abbia fatto o qualsiasi cosa ci sia scritta nella sua fedina penale.

Uno stato che sta lasciando morire abbandonate nelle proprie case centinaia di persone e ne sta emanando la stessa condanna per altrettante imprigionate nelle RSA, nelle prigioni, nei CPR; uno stato che non garantisce ai medici, agli infermieri, agli OSS minime condizioni per lavorare in sicurezza e allo stesso tempo freme per riaprire nuove attività produttive, ignorando il disagio economico, la povertà e la disperazione dilaganti, non ha altro da fare che individuare e reprimere la solidarietà Popolare?

Ironia della sorte, il fermo e la perquisizione sono state condotte da un assembramento di forze dell’ordine per lo più senza mascherina, mettendo in pericolo la salute delle persone fermate, nello stesso tempo in cui venivano accusate di essere untrici.

E’ chiaro che questo episodio di repressione che non ci fermerà. Non rispettare norme illogiche, avendo comportamenti non pericolisi né per sé né per gli altri è una pratica giusta e da rivendicare, prima che questo Stato repressivo, che ci vorrebbe obbedienti, silenziosi e a capo chino di fronte alle sempre più spavalde intimidazioni poliziesche,diventi “la nuova normalità”.

Andremo avanti con la nostra attività, a testa alta e a pugno chiuso.