Category Archives: Comunicati

Non siamo mica gli americani, noi sì che possiamo sparare agli africani.

Il razzismo in Italia ha profonde radici storiche nel colonialismo mai affrontate pubblicamente.
 
1882: inizia l’occupazione dell’Eritrea conclusa nel 1885. Nel 1947 l’Eritrea diventa uno stato indipedente, ma nessun governo italiano ha mai chiesto il perdono al popolo eritreo per i 60 anni di occupazione e dominazione.
1889: inizia l’occupazione della Somalia conclusa nel 1908. Nel 1960 la Somalia diventa indipendente, ma gl’italiani impediscono le elezioni a suffragio universale, obbligando ad un voto su base tribale dando così origine alle guerre intestine che tutt’ora proseguono. Nessuno governo italiano ha mai chiesto il perdono del popolo somalo per i 70 anni di occupazione e dominazione.
1911: aggresione e occupazione della Libia, che si concluse tra il 1923/1925 quando il generale Graziani guidò con spietata ferocia una lunga campagna di distruzione della resistenza libica compiendo massacri e deportazioni per cui si guadagnò il soprannome di “macellaio del Fezzan”.L’Italia fascista creò un campo di prigionia e sterminio dei libici in Puglia nelle isole Tremiti. La Libia diventa indipendente nel 1947 e mai nessun governo italiano ha mai chiesto il perdono del popolo libico per le atrocità commesse.

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Presidio Piazza Castello – 2 giugno 2020

Oggi siamo andat* in piazza Castello, davanti al palazzo della regione, per lanciare un primo segnale.

Insieme a noi molte delle persone che hanno partecipato alle Assemblee di Quartiere, fin dalle due e mezza in piazza sotto il sole, hanno portato vivacità e determinazione al presidio come poch* altr*.
Gli inviti all’unità solo un insulto quando si scarica il cento per cento dei costi della crisi sempre e solo su lavoratrici e lavoratori, studenti/esse e disoccupati/e, senza toccare e anzi rimpinguando le casse di chi possiede già gran parte della ricchezza.
Non staremo in silenzio. Continue reading

SOSpesa – fase 1

La fase 1 di SOSpesa è volta al termine, o perlomeno si è conclusa nella forma con cui è esistita fino ad ora.
Sabato scorso abbiamo consegnato altri 110 pacchi. Dopo quasi due mesi di raccolte e distribuzioni possiamo dire di aver dato circa 700 pacchi con beni di prima necessità, per una media da 90 a 110 persone presentatesi ogni sabato alla distribuzione.
Se non sarà possibile andare avanti con i numeri e la frequenza di queste settimane, cercheremo in ogni caso di continuare a fornire un supporto, in forme per noi più sostenibili dal punto di vista economico ed organizzativo, magari ogni due settimane e sempre con l’aiuto generoso di chi ha la possibilità e la volontà di contribuire. Continue reading

COMUNE E CIRCOSCRIZIONE: CONTRO CRISI E PANDEMIA SOLO IPOCRISIA

 

La fase 2, a Torino, è cominciata con la protesta da parte di alcuni/e senza tetto che, sbattuti fuori dal presidio umanitario di Piazza d’Armi, allestito per fronteggiare l’emergenza freddo per chi vive in strada, hanno organizzato un presidio davanti al comune e nei giardini vicino Piazza d’Armi. L’amministrazione comunale ha per giorni ignorato, sia dal punto di vista sociale che dal punto di vista sanitario, la situazione precaria delle persone che hanno passato giorno e notte in presidio.
Il presidio è stato sgomberato questo martedì e le persone sono state spostate temporaneamente all’interno del Padiglione V di Torino esposizioni, in un luogo che nei mesi invernali ospita giostre e altre attrazioni.

Una sistemazione tutt’altro che confortevole, dove solo alcuni operatori sanitari avevano il permesso di avere contatti con le persone trattenute all’interno ad eccezione della polizia che aveva la completa gestione di questo carcere speciale sanitario. Solo dopo aver effettuato i tamponi e ottenuti i risultati, i trattenuti sono stati smistati all’interno di varie strutture.
Se in questa situazione l’amministrazione comunale ha mostrato tutta la propria inumanità, l’opposizione non è stata da meno cercando di fare campagna elettorale sull’emergenza in corso.

Ci lascia schifati, ma non stupiti, l’ipocrita presa di posizione della Circoscrizione 3 a guida PD in favore dei e delle senzatetto reclusi a Torino Esposizioni.
La messa a disposizione di alcuni edifici pubblici per sistemare temporaneamente chi è stat* sgomberato/a da Piazza d’Armi non è altro che la solita mossa di chi da anni propone soluzioni precarie a chi ha già poco, esercitando al contempo esplicite pressioni poliziesche.

Non passerete come buon Samaritani in un quartiere dove la speculazione privata è evidente, dove gli amministratori svendono edifici pubblici abbandonati per fare cassa reinvestendo solo le briciole per interventi a sostegno del welfare e dell’edilizia popolare.
In questa circoscrizione il prezzo degli affitti è in costante ascesa e le difficoltà abitative di famiglie, di studenti e studentesse fuori sede, delle tante persone disoccupate e precarie vengono sempre vergognosamente ignorate.

Ci ricorderemo dei responsabili, di chi specula sulla crisi sanitario-economica, di chi abbandona chi è in difficoltà, di chi ha senza battere ciglio messo a rischio e a volte sacrificato lavoratori e lavoratrici per continuare ad arricchirsi. Così come non dimenticheremo che per superarla molte sono state le iniziative di auto-organizzazione che noi come tanti altri gruppi di persone sparse su tutto il territorio abbiamo creato preferendo la solidarietà che viene dal basso alla spazzatura che voi lanciate dall’alto.

CSOA Gabrio
Rete Solidale San Paolo

Comunicato – SOSpesa

Grazie ai vari contributi ricevuti e alle numerose raccolte, la SOSpesa é arrivata alla quarta distribuzione!

 

Questo sabato come SOSpesa abbiamo distribuito circa 110 pacchi e purtroppo ne sarebbero serviti altri.

I numeri in queste settimane sono andati continuamente crescendo, il che la dice lunga su quante persone stanno subendo le conseguenze economiche della pandemia, ma soprattutto sono dati che forniscono un riscontro chiaro sulla pessima gestione dell’emergenza da parte di chi invece dovrebbe tutelare “la cittadinanza”. É ormai sempre più evidente, infatti, quanto i cosiddetti aiuti dalle istituzioni locali e nazionali siano scarsi e del tutto inadeguati alle necessità di tutte e tutti.

Restando però sul piano cittadino e regionale, possiamo dire con cognizione di causa che la gestione delle politiche sociali e sanitarie è stata disastrosa e a tratti criminale .
Partendo dalla situazione terribile nei dormitori , passando per le stragi nelle RSA , fino ad arrivare all’ infame ed incomprensibile chiusura dei container di emergenza freddo di piazza D’armi , la strada percorsa dalle istituzioni è segnata da una vergognosa scia di povertà , marginalizzazione e morte .

Una gestione scellerata con effetti devastanti sulla popolazione e che parallelamente ha aperto nuovi possibili profitti per le note fondazioni bancarie cittadine , sempre pronte a fare affari sulla male gestione del Welfare pubblico .

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La SOSpesa non si ferma!
Se volete continuare ad aiutarci potete donare al cc IT66I0305801604100571905623
Intestatario Giuseppe Bartolomei .

🔻Paypal /Satispay:
giusebart@gmail.com 3931289870

Oppure portando la spesa :
– il Venerdì dalle 14 fino alle 18
🎯 Via Millio, 42 – CSOA GABRIO
Servono alimenti a lunga conservazione , prodotti per l’igiene , disinfettanti, materiali scolastici , libri , mascherine , guanti .

Da ognun* secondo le sue possibilità
a ognun* secondo le sue necessità.

Sgombero di Piazza D’Armi

Una vergogna che si ripete anche quest’anno , nonostante l’emergenza Covid .

Nella giornata di ieri infatti un centinaio di persone sono state sgomberate dal punto emergenza freddo gestito da Croce Rossa in Piazza D’armi .
Attualmente si sono divise tra le zone limitrofe alla piazza e piazza Palazzo di Città per chiedere risposte al Comune.
Risposte che ovviamente non sono ancora arrivate ,salvo dichiarazioni per scaricare le responsabilità.

Ad ora le richieste formali degli avvocati a prefettura e comune non hanno avuto risposta.
Le persone che hanno dormito davanti al comune, col supporto di solidali che hanno portato loro cibo, coperte e tende sono ancora in attesa di una risposta ,così come chi è rimast* in Piazza D’armi, costrette a dormire per terra nel parcheggio.

Torino oggi è una città blindata, dove non è possibile trovare dei bagni pubblici aperti , considerando che tra le persone sgomberate ci sono minori, persone con problemi di salute e anziane , la vergogna di questo sgombero si fa ancora più grande .
In tutto questo nessuno di loro negli ultimi mesi ha ricevuto assistenza sanitaria e di conseguenza neanche tamponi o mascherine.

Questo stato di abbandono vale per tutte le strutture per persone in difficoltà, che come sappiamo versano in stati vergognosi , come denunciato più volte anche da operatori e operatrici.

Tra varie realtà solidali ci stiamo organizzando per dare supporto alle persone che vogliono rimanere in presidio fino a quando non avranno risposte dalle istituzioni, finora colpevolmente silenziose.

Per Stasera ci autorganizzeremo per il cibo , chiunque voglia, seguendo le dovute precauzioni (guanti – mascherina – gel igienizzante) passi a portare solidarietà e se possibile coperte e tende!

 

Della bellezza del lottare insieme

L’anno del coronavirus segna anche l’anniversario del 75° anno dell’ insurrezione contro il nazifascismo. L’epidemia sta segnando fortemente le nostre vite stravolgendo completamente la quotidianità di ognuna/o, come mai era successo dai tempi  dell’ultimo conflitto.Vogliamo essere chiari: non abbiamo alcuna intenzione di accordarci alla retorica neonazionalistica della guerra al virus. Ciò che è successo e sta succedendo  non ha nulla a che fare con un conflitto ed una retorica così costruita serve solo a coprire le responsabilità della classe politica e dirigente del paese. Le misure adottate finora sono più atte a salvaguardare il capitale, piuttosto che la salute dei cittadini. 

Ci hanno rinchiuso in casa sostenendo che fosse l’unico modo per tutelare la nostra salute, mentre tante/i ammalate/i venivano abbandonate/i nelle case alle esclusive cure dei familiari, quando in realtà ciò che è venuto a mancare da subito sono stati i posti letto negli ospedali. Ci hanno obbligato, invece, ad andare a lavorare in situazioni in cui la salute non era e non è per nulla tutelata.  L’esempio di altri  paesi ci mostra che la scelta italiana è stata tra le più dure in termini di limitazioni delle libertà personali. La realtà del lockdown è che è la democrazia ad essere imbavagliata.  In una situazione come questa sovranisti e neofascisti provano a inserirsi nel dibattito politico attraverso proclami populisti inneggianti alla riconquista della libertà tolta. Lo scopo destabilizzante è evidente, come è palese che l’attacco, mirato a infangare e cancellare il vero significato della giornata del 25 Aprile, rientri in una più ampia strategia di propaganda politica. Senza alcuna vergogna, nei giorni scorsi, è stato proposto da alcuni neofascisti di trasformare il 25 Aprile nella festa “di tutti i morti di tutte le guerre”, equiparando i morti tra le file dei nazifascisti a chi invece combatteva per la libertà. Hanno, addirittura, proposto di affiancare alle vittime delle guerre i deceduti di COVID-19, speculando sulle vittime e sul dolore di oggi sperando di ottenere maggiore consenso. Continue reading

TUTT* LIBER*

Ieri pomeriggio nel quartiere di Aurora, polizia, carabinieri ed esercito hanno invaso le strade per arrestare 4 compagn* che stavano contestando il fermo violento di due ragazzi. Molte le persone che hanno filmato e protestato contro quest’ennesima prova di forza della questura di Torino.

Contro chi pensa che l’emergenza sanitaria si risolva con la repressione poliziesca, contro i padroni che speculano e mettono a rischio la salute dei lavoratori e delle lavoratrici, contro i giornalisti-terroristi che manipolano le informazioni creando immaginari di paura, contro chi cerca nell’emergenza di insinuare odio e isolamento sociale.

Teniamo sempre a mente chi sono i veri responsabili di questa crisi.

TUTT* LIBER*

http://https://youtu.be/nqzdwZdInfQ

Comunicazione e creazione di immaginari di paure e odio

Quando si attraversa una crisi il ruolo dei mezzi di comunicazione di massa è più che mai strategico.
L’attuale emergenza sta mostrando come i media non vengano utilizzati per diffondere informazioni chiare, scientificamente fondate che possano aiutare tutte e tutti a capire la situazione in cui ci troviamo.
Non vengono distinti i comportamenti rischiosi da quelli non rischiosi, non viene spiegato per quale motivo il virus ha catapultato il nostro paese in una situazione di emergenza, non vengono minimamente evidenziate le responsabilità politiche di chi da anni in nome della maggior efficienza del mercato ha tagliato la spesa pubblica e regalato soldi al privato, non vengono proposti approfondimenti sul modo in cui il sistema capitalista ha facilitato il salto di specie del virus.
Giornali e telegiornali quotidianamente abdicano alle loro funzioni di informazione e di inchiesta per ridursi a strumento di parte che serve ora a implementare le politiche repressive di un governo che pare non sapere che pesci pigliare, ora a amplificare le sterili polemiche tra i partiti di governo e di opposizione, che neppure nel mezzo di una pandemia abbandonano la logica della ricerca del consenso elettorale.
L’informazione così strutturata diventa un coacervo di dati non analizzati, di informazioni confuse e contraddittorie, di titoloni sensazionalistici falsi, fatti solo per ottenere qualche like, di solito smentiti dal contenuto stesso dell’articolo (che però è a pagamento e non viene quasi mai letto).
Si crea così un clima di paura e incertezza che non permette alla persona di avere strumenti per valutare con oggettività e serenità la reale situazione di rischio e autodeterminarsi nelle proprie scelte di tutela per sè e per l* altr*.
Il virus ci dimostra ogni giorno le falle del sistema: innanzitutto evidenzia come il modo di produzione capitalista sia il primo responsabile del verificarsi del fenomeno dello spillover (il passaggio di un virus da una specie animale all’uomo) e quindi il primo responsabile del diffondersi di pandemie di questo tipo. [per un approfondimento rimandiamo all’articolo https://urly.it/35fqr e al libro Spillover di David Quammen]
In che modo lo evidenzia? Ricordandoci che la maggior parte dei virus oggi in circolazione sono zoonosi (tra le tante: la rabbia, l’aids, l’ebola, l’aviaria, la Sars o influenza suina), cioè sono virus che vivono nel corpo degli animali (senza causargli danni) e che hanno fatto il salto di specie e sono diventati “adatti” all’uomo. Il salto di specie non avviene per caso o per magia, ci sono delle condizioni che lo rendono più frequente e quindi più pericoloso. In particolare ad essere pericoloso è la misura sempre crescente con cui l’uomo invade e si appropria di habitat prima riservati ad altre specie animali e vegetali (con i loro patogeni sconosciuti!). La deforestazione e l’appropriazione di territori sempre più vasti da sottomettere alle esigenze produttive, siano queste il nuovo inurbamento, l’espansione senza limite delle metropoli, l’estrazione di risorse naturali o la destinazione degli stessi spazi alla coltivazione di monoculture, all’allevamento intensivo, alla costruzione di altri impianti produttivi, non riducono solo lo spazio riservato alle altre specie ma anche lo spazio che le distanzia dall’uomo e così rende più facile e probabile il famigerato salto di specie. Il modo di produzione capitalista per prosperare deve in ogni modo incentivare la produzione e il consumismo e per fare questo interviene pesantemente nell’ambiente circostante. Il virus ci ricorda che questo intervento ha delle precise conseguenze non solo sulla salute della terra ma anche sulla salute delle persone e sulle loro possibilità di sopravvivenza.
Ma questo aspetto, per quanto fondamentale non è l’unico che viene messo alla berlina dal virus.
Il virus ci parla anche dei danni dell’inquinamento, delle crescenti diseguaglianze sociali di cui è ammalata la nostra società, ci svela anche come il mercato non sia il migliore strumento per allocare le risorse ma uno strumento di rapina che ridistribuisce la ricchezza che ogni giorno tutt* insieme creiamo solo verso l’alto (verso pochi privati che si arricchiscono impossessandosi di quelli che dovrebbero essere soldi che insieme potremmo decidere di destinare alla costruzione di beni comuni per tutt*: un adeguato sistema sanitario, in grado di far fronte alle prossime emergenze, un adeguato sistema di cura delle persone anziane e non solo, di tutte le persone che ne hanno bisogno, un adeguato sistema scolastico e tutto ciò che può contribuire alla costruzione di una società più equa).
Ciononostante giornali e telegiornali non dedicano un minuto all’analisi della situazione, alla messa in critica del sistema ma al contrario si impegnano a ri-legittimarlo contro ogni evidenza. Costruendo tutti i giorni un immaginario collettivo del “nemico” individuato in tutt* coloro che non sottostanno alla logica produci-consuma-crepa.
Chi esce per far distrarre l* bambin*, per fare una passeggiata in solitaria, ormai persino chi esce per fare la spesa al mercato o al negozietto di fiducia, viene additat* come nemic*, furbett*, indisciplinat*, e diventa il perfetto capro espiatorio su cui addossare la responsabilità dell’intera epidemia!!
Quei comportamenti non mettono a rischio la salute di nessun* e anzi sono vitali per il mantenimento della salute e della serenità in una situazione di forzata clausura, ciononostante vengono continuamente presi di mira, ridicolizzati e demonizzati, con notizie che con diverse varianti rimbalzano fino all’inverosimile, fino a cancellare tutte le altre, fino a far diventare l’unica notizia la non-notizia di un padre che esce per far fare una passeggiata a sua figlia.
In questo modo si distoglie l’attenzione dai veri responsabili della situazione di emergenza sanitaria: chi per anni ha tagliato la sanità, chi come confindustria ha incitato a continuare consumi e produzione, padroni e padroncini vari che continuano a mettere a rischio la vita dell* lavorator* mantenendo aperta l’attività in deroga al decreto (una possibilità prevista dal decreto stesso, e caldeggiata ancora una volta da confindustria).
Proviamo allora a rileggere l’informazione che ci propinano i giornali ogni giorno: se da una parte assistiamo alla continua criminalizzazione e demonizzazione di comportamenti individuali innocui che ci spingono a una insensata “guerra” tutti contro tutti – dall’altra è continuamente propagandata la retorica dell’unità nazionale: l’emergenza sanitaria viene dipinta come una guerra e si richiede a ognun* di fare la sua parte per la vittoria della nazione.
Come in guerra questa retorica dell’unità, dell'”insieme si vince”, della necessità dei sacrifici individuali, è falsa e fuorviante e serve a nascondere dietro la responsabilità “d* tutt*” delle precise responsabilità politiche.
Se non abbiamo posti in terapia intensiva, se non abbiamo respiratori, se non abbiamo personale medico sufficiente e, addirittura, se non ci sono sufficienti mascherine e dpi per il personale ospedaliero e gli ospedali continuano a essere uno dei posti dove maggiormente si diffonde il contagio, non è colpa di un runner, non è colpa dei genitori che portano i bambini a fare una passeggiata, non è colpa di chi va a fare la spesa. Ma non è colpa neppure del virus: è colpa dei tagli alla spesa pubblica e della privatizzazione dei servizi essenziali che sono stati portati avanti negli ultimi 30 anni.
Se il contagio sta rallentando solo ora è perchè con ritardo colpevole sono state chiuse le attività produttive.
Al contrario dei media, che dopo averlo sponsorizzato facendolo girare sulle loro pagine lo hanno prontamente rimosso e offuscato, noi ci ricordiamo ancora il video di Confindustria “Bergamo is running” in cui in nome delle superiori esigenze della produzione si minimizzava il rischio contagio, il video del 29 febbraio recitava testualmente: “Le attuali avvertenze sanitarie indicano che il rischio di infezione è basso”.
La storia è nota: Bergamo grazie alle pressioni di Confindustria non si fermerà e le immagini dei camion militari con le bare sono ancora stampate nella memoria collettiva, un po’ sbiadita purtroppo è l’immagine dei responsabili di quelle morti, perchè di questo i giornali ancora oggi si rifiutano di parlare.
Con l’avvicinarsi della fase 2 ci sembra importante ricordare quella storia per intero, perchè con una storia raccontata dai giornali sempre a metà, oggi come ieri è facile per Confindustria dettare la linea a governo e giornalisti.
Mentre l’Oms fa sapere che è “impensabile allentare ora le misure”( https://bit.ly/2UYmW6p ) il pressing di Confindustria si fa più incalzante: le ragioni degli industriali ancora una volta vengono amplificate dai giornali e sembrano essere le uniche ragioni valide e possibili. Se il governo a parole ha rimandato la fase 2 – non sembrava opportuno parlarne proprio alla vigilia di una pasquetta blindata – non sono mancate alcune misure spot e la promessa di nuovi provvedimenti se, con il passare dei giorni, “cambiassero le condizioni”.
La riapertura dei comparti produttivi in Italia – anche solo scaglionata – apparirebbe come una misura criminale se solo la si mettesse in relazione con l’affermazione dell’OMS e con la storia pregressa del nostro paese. E invece rischia di apparire come una misura di buon senso: per questo malinteso dobbiamo “ringraziare” i media.
Guardiamo più da vicino il lavoro fatto in questi giorni dai quotidiani online: la notizia dell’Oms non può essere taciuta ma la si mette in correlazione esclusivamente con l’aumento dei controlli sui cittadini, si procede come al solito a creare spauracchi facili da individuare, la gita di pasquetta, le persone che escono in strada, questi sono gli unici rischi che individua LaRepubblica.it e contro i quali ci si può comodamente difendere con un po’ più di polizia e di multe ( https://bit.ly/2UVXyhC e poi ancora https://bit.ly/2VmjotX ).
Non una parola sul rischio derivante dalle 90.000 imprese che già lavorano in deroga al decreto grazie all’autocertificazione inviata ai Prefetti, autocertificazioni che non sono state ancora controllate.
Non una parola sui veri rischi che la fase 2 con la riapertura di ancora più imprese può comportare.
Il rischio connesso alla riapertura delle fabbriche viene classificato come “medio”. Questo quando quello che sappiamo è che: ci sono alte probabilità che il virus nei luoghi chiusi si diffonda anche tramite aeresol https://bit.ly/2JT94UX (sappiamo cioè che il rischio di trasmissione per via aerea esiste solo nei luoghi chiusi, come ad esempio le fabbriche); non ci sono ancora mascherine a sufficienza per proteggere quei luoghi chiusi in cui maggiormente si sta diffondendo il contagio, ovvero ospedali e RSA, (https://bit.ly/34oDOGN ) e quindi non si capisce come potrebbero essere adottate nelle fabbriche misure di sicurezza idonee a impedire il contagio; infine i protocolli di sicurezza finora adottati dalle imprese aperte non sono stati in grado da impedire il contagio neppure in quei settori dove si trova la parte più fragile della popolazione https://bit.ly/2JVAfyk.
Questa non è informazione ma propaganda e lo scopo ancora una volta è quello di confondere le acque e nascondere le responsabilità dei padroni e del capitale. I giornali con i loro titoloni ci dimostrano ogni giorno che una guerra c’è ma non è quella contro il virus, è la guerra di classe, non lasciamo vincere i padroni.

Viva il partigiano Orso Tekoser. Con Eddy e con chi resiste, sempre.

Il 18 Marzo 2019 ci arrivava la terribile notizia della morte in battaglia di Lorenzo Orsetti, per tutt* noi Orso Tekoser, combattente internazionalista partigiano caduto nella guerra di liberazione contro l’ISIS.
Oggi, ad un anno di distanza, il testamento che ci ha lasciato Orso ci indica la via da seguire: ripartire e ricostruire dalla collettività, contrapporre il senso del comune al dilagante individualismo ed egoismo.

Sono tempi difficili, lo so, ma non cedete alla rassegnazione, non abbandonate la speranza, mai! Neppure per un attimo.“

Una frase che in queste settimane difficili e stranianti, assume una potenza devastante. Il raggiungimento della felicità individuale non può che arrivare dal bene comune, perchè come diceva Orso, non c’è niente di più grande che dedicare la propria vita al prossimo, anche con il sacrificio più grande, “perchè è così che si cambia il Mondo.”

In questa giornata di ricordo e di dolore, non possiamo non sentire la rabbia per la decisione assunta ieri dal tribunale di Torino che ha inflitto 2 anni di sorveglianza speciale a Eddy, compagna e combattente internazionalista che si è unita alle YPJ, combattendo sì contro l’ISIS, ma anche e soprattutto per una società più equa e giusta, libera dal patriarcato e dal sessismo. Continue reading