Category Archives: Comunicati

Sull’articolo della Stampa: di fake news, fango e “giornalismo” di regime

Non siamo soliti calarci sotto i riflettori, non ci piace e un po’ ci infastidiscono le luci negli occhi, blu o gialle che siano e le telecamere troppo invadenti, ma vogliamo provare a entrare nel tritacarne mediatico che si è scatenato in questi giorni intorno alla maestra che ha urlato la sua incazzatura in occasione del corteo antifascista a Torino di 8 giorni fa. Lo facciamo innanzitutto per provare a demistificare e a spazzare via un po’ dell’odore nauseabondo che il livello raggiunto dal dibattito mass mediatico ci obbliga a respirare, e poi perchè il Centro Sociale e la Palestra Popolare vengono qua e là tirati in ballo.

Il dato rilevante di quella serata era che diverse centinaia di persone erano in piazza contro la propaganda razzista e xenofoba di Casa Pound, una mobilitazione che coinvolgeva giovani e meno giovani che in modo auto organizzato si erano riuniti per affermare un concetto semplice: nella nostra città non saranno mai benvenuti i neo-fascisti. Una piazza antifascista che consapevolmente si opponeva all’ennesimo evento in cui si offriva uno spazio di ribalta e una legittimazione a un gruppo di fascisti responsabile nel paese di molte aggressioni (152 negli ultimi tre anni) nei confronti di immigrati, attivisti e attiviste dei movimenti sociali e dei collettivi. In-Utili profeti della guerra tra poveri. Sulla serata tante parole e troppe idiozie sono già state sparse al vento; per quello che ci riguarda si è trattata di una buona e giusta serata antifascista, antirazzista e antisessista, necessaria in un paese dove ci si dichiara sconvolti di fronte allo stragista di Macerata, ma si legittimano i neo-fascisti e si veicola il razzismo come facile arma di distrazione di massa utile al sistema politico meschino e corrotto che ci governa, reale responsabile di precarietà, malessere e disagio sociale.

Capita però che durante il corteo, lontano dalle bombe carta che suggeriamo agli inquirenti contenevano chiodi di garofano, una maestra decida di esternare la sua rabbia Continue reading

Sugli arresti all’Ex MOI – Comunicato dei solidali

“Altro che bloccato, il progetto prosegue”. Questa è una delle dichiarazioni dell’Assessora Schellino che questa mattina abbiamo letto pubblicata sul quotidiano la Stampa, all’interno dell’ennesimo articolo del solito Federico Genta dedicato al progetto di ‘sgombero soft’ delle palazzine olimpiche ideato da Compagnia San Paolo.
Probabilmente l’Assessora rilasciando ieri queste dichiarazioni era già in qualche modo informata di quanto sarebbe successo nella mattinata di oggi, quando la Questura di Torino ha arrestato 3 occupanti del MOI che insieme a molti altri si erano resi protagonisti delle proteste contro il progetto di sgombero con alcune iniziative all’ufficio del Project Management di Compagnia San Paolo.
Nel dicembre scorso, molti occupanti del MOI avevano simbolicamente sgomberato l’ufficio poco distante dall’occupazione portandone in strada gli arredi, e chiedendo e ottenendo che quella sede fosse spostata altrove.
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Analisi del progetto MOI da parte del Comitato di solidarietà rifugiati e migranti

Con l’inizio dello “sgombero” delle palazzine ex MOI si sono susseguite dichiarazioni e informazioni che hanno mostrato un notevole grado di malafede e superficialità. In particolare poco si è detto sul progetto che vorrebbe essere attuato e le sue implicazioni.

Il Comitato di solidarietà rifugiati e migranti del ex MOI si è invece preso la briga di smontare punto per punto questo famigerato progetto proposto dalle istituzioni.

Qui trovate il documento. Prendetevi un po’ di tempo e buona lettura!

Partito il progetto di “sgombero soft” dell’ex MOI: quanto è faticoso sgomberare un garage!

“In fondo, quei disgraziati han tutto da guadagnare. Perdono la libertà, è vero,
ma in cambio trovano il conforto della nostra religione,
diventano nostri schiavi, ma anche nostri fratelli”.
Dario Fo – Isabella, tre caravelle e un cacciaballe

Tra lunedì e martedì è stato portato a termine lo svuotamento dei garage delle palazzine del villaggio olimpico, il MOI, dove circa 90 persone vivevano e lavoravano, oggi spostate in alcune strutture nelle disponibilità della Curia e della Prefettura di Torino
Si è trattato di fatto di un banco di prova generale per il progetto di sgombero soft delle palazzine occupate (Migranti: un’Opportunità di Inclusione, questo l’acronimo del progetto) portato avanti da Fondazione San Paolo su mandato di un tavolo inter-istituzionale cittadino; un progetto di ricollocamento delle persone che in questi primi due giorni ha già dimostrato di non avere gambe solide.
E’ stato chiaro che, belle parole a parte, la faccia pacifica, democratica e non violenta è una maschera fragile, che rapidamente cade quando le cose non vanno come pianificato. Nessuno degli attori coinvolti nell’attuazione del progetto probabilmente aveva neppure considerato che qualcuno rifiutasse di accettare una carità così generosamente offerta.
Quando questo è successo, e 5-6 persone hanno deciso di restare, il piccolo incidente ha messo a dura prova la pazienza e le idee dei membri del “progetto MOI”, obbligandoli a mettere in campo ricatti (“se non uscite, devono tornare indietro anche tutti gli altri”), minacce (celere schierata in assetto antisommossa), promesse non mantenute, e dimostrando così in maniera evidente a tutti da che parte stanno: quella degli speculatori contro la vita delle persone.
Il progetto d’altronde si propone con chiarezza di dare vita ad un “terza accoglienza” nei fatti destinata a seguire le strade nella maggior parte dei casi rovinose della prima e della seconda Continue reading

6 e 7 ottobre – 23 anni di lotte del CSOA Gabrio

* 1994 * Centro Sociale Occupato Autogestito Gabrio * 2017 *

via Millio 42

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23 ANNI DI GABRIO, LOTTE E AUTOGESTIONE!
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• Venerdì 6 Ottobre 2017:

Ore 19: APERICENA
Ore 21: PRESENTAZIONE del libro “La società artificiale” di Renato Curcio. Sarà presente l’autore

MITI E DERIVE DELL’IMPERO VIRTUALE
È esperienza comune che le nostre relazioni di qualsiasi tipo vengano sempre più frequentemente intermediate da dispositivi digitali. I legami interumani diretti lasciano il posto a mille forme di connessioni indirette e artificiali. Il marketing delle ‘internet company’ accompagna questa mutazione tecno-sociale con nuovi miti. La potenza degli smartphone, le meraviglie dell’intelligenza artificiale, la panacea dei robot per alleviare le fatiche del lavoro, la rivoluzione dei big data e il paradiso terrestre dell’internet delle cose. Un’assuefazione acritica maschera la nostra ignoranza sulle reali implicazioni di questa ulteriore evoluzione del capitalismo. Facendo leva su narrazioni d’esperienza che non indulgono all’anestetizzazione del malessere, questo libro s’interessa delle implicazioni sociali dei nuovi strumenti digitali e del significato concreto che nella vita di relazione quotidiana, nella politica, negli stati di coscienza e nel mondo del lavoro espressioni come big data, profilazione predittiva, intelligenza artificiale, cloud, robot umanoidi, internet delle cose, vengono realmente a configurare. Più in generale questa esplorazione cerca di mostrare come “progresso sociale” e “tecnologie digitali” non siano affatto sinonimi. E anzi, come queste ultime innervino l’architettura di classe capitalistica invadendo e aggredendo dall’interno lo spazio vitale essenziale delle relazioni umane.
Ben oltre la società industriale, la società dello spettacolo e la modernità liquida, la società artificiale ci mette dunque di fronte al germe accattivante e vorace di un nuovo totalitarismo. Un totalitarismo tecnologico che, a differenza di quelli ideologici del Novecento, invade e colonizza il luogo più “sacro” e fondamentale della libertà. D’altra parte, una matura consapevolezza di questa estrema deriva può essere anche il punto di partenza per un’ulteriore rimessa in discussione delle classi sociali e del destino di specie. Sapremo scegliere o ci accontenteremo di essere scelti?

Renato Curcio, socio fondatore di Sensibili alle foglie e socioanalista, ha pubblicato per queste edizioni numerosi titoli. Su questo tema, ricordiamo qui: L’impero virtuale, 2015; L’egemonia digitale, 2016.

• Sabato 7 Ottobre 2017:

Dalle 22 @ CSOA Gabrio
(Ingresso a sottoscrizione 5 euro)

dal vivo
THE SOULFUL ORCHESTRA
La Soulful Orchestra, guidata dalla solista la Soul Lady Maya è formata da diverse punte di diamante del panorama musicale italiano: il batterista Naska, da decenni membro fisso degli Statuto, Paolo Parpaglione, Enrico Allavena e Cato Senatore, sax trombone e chitarra dei Bluebeaters di Giuliano Palma (nonché storici membri di Africa Unite), Stefano Steve Colosimo, trombettista degli Africa Unite, Josè Loggia chitarrista dei Carusi Di Johnny Cayman, Gege Odasso, chitarrista di Mao e dei Monaci del Surf e il maestro Davide Enphy Cuccu alla tastiera.
La band mette in piedi un grande repertorio di rhythm and blues e soul d’annata.

A seguire DJ SET

SOSTIENI IL CENTRO SOCIALE DI ZONA!

Reset g7 – A noi le strade a voi i privee

A noi le strade a voi i privee
E così è stato… In un migliaio ieri notte abbiamo attraversato 6 km
di strade liberate dai nostri corpi mentre un imponente e
paranoico schieramento di ffoo si arroccava ostinatamente intorno
all’hotel e alle vie del centro sequestrate per ospitare le delegazioni
del G7.
Dalle 7 fino alle 2 del mattino la città è stata invasa dalla nostra
gioia e dai nostri sound con cui abbiamo acceso una luce sui reali
problemi sociali causati dalle scellerate politiche liberiste dei G7 e
abbiamo violato, anche se di pochi metri, la zona rossa corazzata.
A chi dai social e dai media ci considera dei teppisti ribadiamo con forza che la violenza è ben altro. Accettare di vedere le
persone pagate 2,50 € a consegna, accettare che la gdo paghi i suoi
lavoratori la metà se fanno il turno di notte o accettare supinamente
che intere generazion siano ora senza diritti: servi vostri non lo saremo mai!
In una società morbosa i media cercano il fumogeno acceso invece dei
contenuti: i nostri carri hanno denunciato le nocività del lavoro
capitalistico, dallo sfruttamento del territorio allo sfruttamento del
nostro dolore e malessere, allo sfruttamento delle vite dei migranti
abbandonate  in mare dalle nostre disumane paranoie e incatenate al
lavoro in Italia.
Abbiamo iniziato la contestazione al g7… Proseguita oggi con la giornata di mobilitazione studentesca, che procederà nel pomeriggio e domani

RECLAIM the STREET: a voi i privé a noi le strade

Il prossimo fine settembre a Torino atterrerà il circo mediatico del G7 nella versione spezzatino all’italiana: dopo Taormina e Bologna, i magnifici 7 despoti si ritroveranno alle reggia di Venaria per glorificare, questa volta, le loro idee su lavoro, industria e saperi .
La città sarà soffocata e ubriacata a forza dall’evento tra pajettes luccicanti, mirabolanti patacche e saghe di futuri senza dubbio radiosi. I 7 buoni, rinchiusi nella dissoluta reggia, cucineranno le solite ricette fatte <degli altrui> tagli e sacrifici, mentre un esercito di cani rabbiosi vigilerà che non ci siano intrusi durante pasti e abbuffate in cui il capitalismo masticherà di nuovo diritti, libertà, ecologia e futuro.
Sottosorveglianza le nostre libertà lo sono già a Torino come in ogni altra città: il delirio securitario targato Minniti/Orlando, sottoscritto e applicato prontamente dai sindaci del club degrado come Appendino, spinge le nostre vite in percorsi sempre più stretti e senza via d’uscita tra autopattuglie, droni, bande di vigilantes buttafuori, transenne e barriere in calcestruzzo.
Le vere “strade sicure” sono invece per noi quelle attraversate dai corpi liberi di muoversi, di socializzare e di creare forme di aggregazione, partecipazione e condivisione alternative all’industria del divertimento-movida. Corpi capaci di scavalcare i divieti normalizzatori imposti dalla retorica fascista della sicurezza e del decoro urbano
Allora non possiamo che riprenderci le vie della nostra città dove scorrono il sangue e la vita vera degli esseri umani che continuate ad opprimere e perseguitare con le vostre violenze quotidiane perpetrate nei luoghi della formazione, nei posti di lavoro e nei quartieri.
Riprenderemo le strade a colpi di bassi vibranti, con una street in cui la musica spegnerà il vostro circo mediatico e darà voce ai tanti volti che non volete vedere: facce nere, facce gig, facce neet, facce drogate, facce lesbiche, facce NoTav, facce sfruttate, facce ribelli, facce inoccupate, facce sottopagate …
Rinchiudetevi pure nei vostri privé…a noi basta una città che balla
Reclaim the street 28_09_2017 (ore18): prima riunione organizzativa 31 agosto ore 21– Torino – Laboratorio autogestito Manituana (santottavio 19bis)

Sabato 24 giugno – Aperta per tutt* l’area ex Gabrio

Di seguito il comunicato redatto per l’apertura dell’area ex Gabrio di sabato 24 giugno

 

È passato quasi un anno da quando è terminata la bonifica dell’amianto nell’isolato di via Revello 3 e 5, ma il giardino resta chiuso.

Un anno fatto di polemiche tra le amministrazioni comunali e circoscrizionali su chi dovesse avere l’onere di provvedere allo sfalcio dell’erba e l’onore di presentare il progetto del nuovo spazio: nessuna traccia sia della pulizia del prato sia del progetto ovviamente. Un anno in cui dal prato ancora incolto e sassoso sono stati invece “scoperti” lo scarico abusivo delle acque fognarie della società sportiva Cenisia, che sversa i suoi liquami direttamente nel verde (da quanti anni?!?), e i serbatoi delle caldaie della vecchia scuola.

Concludendo il terreno non è ancora agibile, servono altri appalti, altri lavori e il quartiere continuerà a essere privato di un spazio verde necessario, atteso/promesso da tempo.

Quando, come collettivo del CSOA Gabrio, ci trasferimmo dalla sede storica ci eravamo impegnati a lottare perché questo spazio continuasse ad essere aperto alla socialità e alle necessità di tutti. Invece il comune, a cui l’avevamo riconsegnato, lo ha abbandonato all’incuria e alla sporcizia nonostante l’impegno dei cittadini di quartiere che non stanno alle regole di gentrification cittadina e che da anni si adoperano con tutti i mezzi necessari, anche quelli burocratici, per avere un quartiere vivibile, a misura dei cittadini che ci abitano.

Oggi apriamo noi del centro sociale Gabrio il giardino per denunciare l’inattività dei politici cittadini di qualsiasi colore e la negligenza dei dirigenti tecnici del comune che ancora non sanno dare una data precisa per la sua apertura definitiva.

Oggi vogliamo restituire dignità a questo spazio pulendolo con il nostro lavoro collettivo e dandogli vita con una festa in solidarietà alle popolazioni terremotate di Amatrice nella convinzione che solo le persone e i territori possono riempire il vuoto politico in cui la classe dirigente ha fatto precipitare il paese.

Solo le persone contano in politica: autorganiziamoci!

Di tramonti sui cocci proibizionisti di Torino: sicuri da morire…

Eventi di straordinaria repressione si stanno susseguendo in fretta nella nostra città, lasciandoci fin troppo poco tempo per trovare un senso a tutto questo scempio.
Certo, perché riuscire ad avere una donna morta e più di 1500 feriti per la suggestione di un attentato terroristico inesistente e la pessima gestione della proiezione di un evento sportivo in una piazza senza vie di fuga e piena di vetri che si potevano evitare non è da poco.
Ovviamente nessuna responsabilità istituzionale è stata individuata per questa tragedia, in compenso da quell’evento a Torino si è aperta la strada per una deriva repressiva e proibizionista senza precedenti che è andata senza alcuna apparente ragione a colpire alcuni luoghi e modalità del divertimento cittadino. Una città industriale seppellita da tempo, trasformata volutamente con il turismo, gli eventi, le sue zone di “movida” notturna corroborate dalle iscrizioni sempre in crescita di giovani studenti al Politecnico e all’Università.

Così i padroni della città si sono riciclati per continuare a vampirizzare le nostre vite traslando lo sfruttamento dalle fabbriche ai locali notturni, ai musei, alle università, nei centri commerciali e negli hotel. Mentre chiudono il lavoro nelle celle frigorifere dei voucher e delle agenzie interinali, continuano a sciacallare il nostro territorio cemetificandolo e desertificandolo di persone (40mila alloggi vuoti a Torino).
Ci strozzinano con affitti stellari e ci rapinano nei locali della movida tutti uguali nel trasformare il divertimento in denaro.
La tragedia di piazza San Carlo ha strappato con violenza Continue reading

Cannabis parade: migliaia a Torino per l’orgoglio antiproibizionista

Migliaia le persone che hanno sfilato sabato per il centro di Torino chiedendo a gran voce un cambiamento di passo rispetto a leggi liberticide, politiche di controllo sociale e decreti securitari che pesano sulle vite di tutti e tutte. Le diverse realtà e collettivi arrivati da tutta Italia, che hanno sostenuto l’iniziativa, hanno allestito carri allegorici e impianti musicali, invadendo gioiosamente con suoni e danze una città sempre più triste, che sta trasformando in centri commerciali interi quartieri, eliminando quei pochi spazi di socialità ancora esistenti.
Interventi, allestimenti, danze e performance varie hanno rappresentato una realtà differente da quella attuale, dove è contemplata la possibilità di autodeterminare i propri corpi e le proprie vite, dove il controllo sui propri comportamenti sia conseguente ad approcci educativi e preventivi e non legato allo spauracchio della punizione. Abbiamo denunciato e ricordato i milioni di morti di una guerra alla droga tanto costosa quanto inutile e dannosa, che non vogliamo e non possiamo più permetterci di pagare; abbiamo raccontato e messo in campo pratiche e azioni che le evidenze scientifiche ed i dati ci suggeriscono in accordo con l’obiettivo primario che si dovrebbe perseguire, ovvero la promozione della salute.

La nostra proposta passa dall’analisi delle sostanze nei luoghi di consumo, dalle stanze dell’uso sicuro, dalle somministrazioni controllata, dalla depenalizzazione reale dell’uso con l’eliminazione delle sanzioni amministrative che limitano vita e libertà, ma anche da forme di sperimentazioni già attive in Europa e nel mondo che riguardano regolamentazioni di produzione e distribuzione di cannabis, sostanza il cui uso è prevalente di almeno 4 volte tutte le altre sostanze messe insieme, e su cui grava maggiormente l’azione repressiva.
Il lungo serpentone di mezzi, accompagnato da migliaia di persone, ha attraversato luoghi simbolo dello spaccio cittadino e della conseguente azione repressiva Continue reading