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Solidarietà ai reclusi in sciopero della fame nel CPR di Torino

Da una serie di telefonate ricevute da dentro il Cpr, apprendiamo che tutte le 35 persone detenute in una delle aree del centro sono entrate in sciopero della fame a partire da questo lunedì. Hanno rifiutato pranzo e cena e intendono continuare:
“Qua è un disastro. Qua succede un macello perché la gente non mangia e beve e continuerà così finché non ci sarà una soluzione.”

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#ESSENON decideste voi? San Paolo e Cenisia vogliono parchi e servizi pubblici!

Assemblea pubblica @ Comala Giovedì ore 18. 
All’inizio dell’autunno si è costituito il comitato ESSENON a seguito dell’appello lanciato dall’associazione Comala per bloccare l’ennesima speculazione edilizia firmata Comune di Torino, anzi Sistema Torino, ovvero come ti risano il debito pubblico svendendo la città (il debito del comune di Torino a fine 2021 ha raggiunto l’astronomica cifra di 888 milioni di€).
Ma facciamo un passo indietro.

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Moussa Balde , un suicidio di Stato

Ancora una volta ci troviamo a scrivere di una morte all’interno del Lager per migranti di corso Brunelleschi.
Ancora una volta si tratta di una morte avvenuta in maniera poco chiara, in cui sono evidenti le responsabilità di polizia e di Gepsa, l’ente gestore del CPR.
Musa, un ragazzo di soli 23 anni, è stato trovato senza vita all’interno dall’ospedaletto, un’area detentiva separata dalle altre, utilizzata ufficialmente per isolamento sanitario, ma che molto più spesso serve come area di isolamento punitivo.
La prime dichiarazioni delle forze dell’ordine parlano di suicidio per impiccagione tramite un lenzuolo. Le testimonianze che con fatica riescono a uscire dalle mura del Cpr lasciano, invece, la porta aperta ad altre ipotesi ancor più inquietanti.

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Diritto all’abitare: dopo l’emergenza sanitaria una pandemia di sfratti?

“State a casa”, un mantra che risuona continuo ed incessante dall’inizio dell’emergenza sanitaria,un appello alla coscienza collettiva che non può non farci pensare proprio all’importanza della casa e di conseguenza alla questione del diritto all’abitare.
Quella della casa infatti è un’emergenza sociale mai affrontata dalla politica istituzionale negli ultimi decenni.
Per molti e molte di noi il diritto ad un tetto era un problema antecedente alla crisi sanitaria ed a maggior ragione lo sarà all’indomani di un lungo lockdown che sta incidendo pesantemente sul reddito.
Noi, Lavoratori e Lavoratrici a basso reddito, autonomi, dipendenti a tempo determinato in scadenza, atipici, partite iva o lavoratori e lavotrici in nero; Noi, studenti e studentesse fuori sede o famiglie monoreddito, affrontavamo fino a ieri affitti, mutui e spese che ci tenevano perennemente con l’acqua alla gola e che domani rischiano di travolgerci definitivamente, facendo esplodere un vero e proprio dramma.
Per moltissime categorie si calcola che l’affitto eroda ogni mese circa il 40% del reddito, ma che succede se il reddito diventa di colpo zero?
Fino al 30 giugno sono stati bloccati gli sfratti e gli sgomberi, ma di fronte alla situazione che stiamo vivendo non si può assolutamente ritenere una misura sufficiente.
Quando si smette di pagare l’affitto contestualmente alla perdita del reddito, si ha diritto ad accedere all’emergenza abitativa; una consolazione non solo magrissima, ma inutile, dato che le risorse per l’emergenza abitativa sono limitate, insufficienti già prima dello scoppio dell’emergenza sanitaria, perchè la disponibilità di edilizia pubblica non è da anni in grado di tutelare il diritto alla casa di moltissime persone che da tempo languono nelle liste d’attesa per la casa popolare, pur avendo da tempo punteggi elevatissimi e soddisfacendo tutti i requisiti richiesti.
Non basterà il Fondo Morosità Incolpevole, il Fondo Nazionale Sostegno all’Accesso alle Abitazioni in Locazione, né tantomeno il ‘bonus affitto 2020’ per le famiglie a basso reddito, e ancora non si capisce come funzionerà lo stanziamento di 46 milioni di euro che dal Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture verrà trasferito alle Regioni “da destinare ai Comuni e agli inquilini che non possono far fronte al pagamento dei canoni di locazione e hanno subito sfratti per morosità incolpevole”.
Il primo ostacolo al funzionamento delle misure sopra citate è l’indisponibilità dei proprietari ad accettare i fondi FIMI, così come gli affitti a canone concordato che danno accesso a fondi ALSO.
Il secondo enorme ostacolo escluderà chi non ha un reddito da lavoro considerato sufficiente per far fronte al pagamento di un affitto (perchè guadagna poco es. 500 euro al mese, perchè lavora in nero o perchè non ha un reddito fisso), i tanti e le tante che si trovano in questa condizione non potranno accedere alle misure,perchè considerati comunque incapaci di sostenere la spesa abitativa.
Il terzo ostacolo sono i fondi limitati,che evidentemente non bastano per tutti e tutte.
Il problema tra l’altro non riguarderà solamente chi è in affitto. Spesso si dice che il nostro è un Paese di proprietari, perché negli anni si è scelto di incentivare l’acquisto privato di abitazioni, invece che incrementare la disponibilità di edilizia residenziale pubblica, ma è importante ricordare che proprietà non significa per forza essere esenti dal rischio povertà. Quanti lavoratori e lavoratrici autonomi vivono in una casa di proprietà, su cui da anni pagano un mutuo che rischiano di non riuscire più a sostenere economicamente, vanificando così gli sforzi fatti fino ad ora, e rischiando di finire triturati in uno sfratto che consegnerà la tanto sudata casa a una banca?
Di fronte a questa situazione non si può che aderire convintamente al rent strike, lo sciopero dell’affitto, e sostenerlo anche da parte di chi magari in affitto non è, perchè di fronte alla speculazioni immobiliare e all’assenza di tutele per il diritto all’abitare in moltissimi e moltissime siamo veramente insieme su una barca alla deriva che rischia di affondare.
Per questo è importante denunciare come ancora una volta siano l’ignavia istituzionale e l’assenza di politiche strutturali per tutelare il diritto all’abitare,la causa ciò che oggi determinerà la drammaticità del problema casa di domani.
Di cose da fare ce ne sarebbero molte, se solo ci fosse la reale volontà politica di affrontare la questione: prorogare il blocco di sfratti e sgomberi, requisire immobili privati abbandonati alla speculazione immobiliare per inglobarli nel patrimonio di edilizia residenziale pubblica, requisire alloggi vuoti da destinare all’affitto in cambio del pagamento di un canone calmierato, incrementare gli stanziamenti per l’edilizia residenziale pubblica ristrutturando e rendendo agibili tanti alloggi oggi non assegnati, abolire il canone di locazione libero, limitare il numero di seconde case destinate a B&B.
Come la salute, anche la casa è un diritto fondamentale e la pandemia ci ha ricordato,casomai ce ne fossimo dimenticati, che gli interessi del privato non coincidono con quelli della collettività, per questo è necessario esigere oggi un cambio di rotta radicale nelle politiche dell’abitare, per uscire dalla pandemia senza tornare ad una normalità che era già il problema.
Centro Sociale Occupato Autogestito Gabrio

 

Solidarietà a Gobetti, assemblea di mercoledì 5 febbraio confermata

Il Centro Sociale Gabrio promuove mercoledì 5 febbraio alle ore 18:30 in Corso
Ferrucci 65D un’assemblea e dibattito antifascista sul “Giorno del ricordo” con
l’intervento dello storico Eric Gobetti.

Ci troviamo ad affrontare nei nostri territori una preoccupante espansione da un
lato di gruppi e partiti fascisti e neofascisti, con sempre maggiore legittimazione
istituzionale; dall’altro alla diffusione di narrazioni falsate e strumentali alla
propaganda politica neofascista. Ci sembra importante costruire insieme al
quartiere un percorso antifascista partendo dal confronto, l’autoformazione
collettiva, la presa di parola e spazio e la costruzione di azioni in quartiere e in
città.

L’iniziativa e lo stesso Gobetti sono stati attaccati dal gruppo neofascista di
Aliud, legato a Fratelli d’Italia che si è insediato nel quartiere San Paolo proprio
promuovendo narrazioni che celebrano il colonialismo italiano e una società
patriarcale e omofoba. Il corpuscolo di fascisti ha minacciato di impedire lo
svolgimento dell’assemblea lanciando accuse di “revisionismo” e
“negazionismo”. Tali accuse sono ridicole da parte di chi fa del revisionismo
storico lo strumento di propaganda e di legittimazione della propria violenza
verbale e politica, ieri come oggi.

Tra pochi giorni infatti si “celebrerà” il “Giorno del ricordo” istituito nel 2004 da
una legge frutto di un accordo bipartisan promosso da Luciano Violante e
Gianfranco Fini durante il governo Berlusconi. Si tratta di una giornata
commemorativa delle foibe e dell’esodo di persone italiane dai territori del
litorale adriatico durante e dopo la fine del secondo conflitto mondiale.
Quel momento storico vogliamo raccontarlo tutto, senza omissioni, così come
facciamo il 25 aprile a differenza dei neo-fascisti e delle commemorazioni
retoriche istituzionali.

Vogliamo svelare i limiti e gli obiettivi della narrazione promossa dal “Giorno
del ricordo” che è parziale nel racconto del contesto e falsata nei fatti che intende
ricordare. È strumentale e funzionale ad una visione vittimista e nazionalista,
alla rimozione dalla memoria collettiva delle violenze fasciste nell’area e dei
crimini di guerra del colonialismo italiano.

La narrazione che ha generato il “Giorno del ricordo” è revisionista, stravolge
metodo e fonti storiografiche ed è particolarmente pericolosa per la pretesa di
“obiettività” e “neutralità” di fronte all’opinione pubblica.
Vogliamo smascherare il fascismo che esiste nelle scelte politiche dei nuovi
gruppi identitari e nelle narrazioni dei revisionisti.

Ci vediamo il 5 febbraio alle 18:30 in Corso Ferrucci, 65D per conoscere ed
approfondire insieme i fatti che alimentano la narrazione sulle foibe.

Per rispondere agli attacchi neofascisti torniamo in strada sabato 8 febbraio alle
ore 17:00 in Via Paolo Borsellino angolo Corso Vittorio sotto le foto dei
partigiani trucidati dentro le Carceri Le Nuove, per una biciclettata rumorosa e
antifascista.

CSOA GABRIO – Zona San Paolo Antirazzista

31/07/1942 LOSKA DOLINA (KRIZNA GORA)  TRUPPE ITALIANE FUCILANO CINQUE OSTAGGI NEL PAESE DI DANE.  Foto di di Ermino Delfabro, partigiano e fotografo di Gradisca d’Isonzo.
31/07/1942 LOSKA DOLINA (KRIZNA GORA)
TRUPPE ITALIANE FUCILANO CINQUE OSTAGGI NEL PAESE DI DANE.
Foto di di Ermino Delfabro, partigiano e fotografo di Gradisca d’Isonzo.