Sull’articolo della Stampa: di fake news, fango e “giornalismo” di regime

Non siamo soliti calarci sotto i riflettori, non ci piace e un po’ ci infastidiscono le luci negli occhi, blu o gialle che siano e le telecamere troppo invadenti, ma vogliamo provare a entrare nel tritacarne mediatico che si è scatenato in questi giorni intorno alla maestra che ha urlato la sua incazzatura in occasione del corteo antifascista a Torino di 8 giorni fa. Lo facciamo innanzitutto per provare a demistificare e a spazzare via un po’ dell’odore nauseabondo che il livello raggiunto dal dibattito mass mediatico ci obbliga a respirare, e poi perchè il Centro Sociale e la Palestra Popolare vengono qua e là tirati in ballo.

Il dato rilevante di quella serata era che diverse centinaia di persone erano in piazza contro la propaganda razzista e xenofoba di Casa Pound, una mobilitazione che coinvolgeva giovani e meno giovani che in modo auto organizzato si erano riuniti per affermare un concetto semplice: nella nostra città non saranno mai benvenuti i neo-fascisti. Una piazza antifascista che consapevolmente si opponeva all’ennesimo evento in cui si offriva uno spazio di ribalta e una legittimazione a un gruppo di fascisti responsabile nel paese di molte aggressioni (152 negli ultimi tre anni) nei confronti di immigrati, attivisti e attiviste dei movimenti sociali e dei collettivi. In-Utili profeti della guerra tra poveri. Sulla serata tante parole e troppe idiozie sono già state sparse al vento; per quello che ci riguarda si è trattata di una buona e giusta serata antifascista, antirazzista e antisessista, necessaria in un paese dove ci si dichiara sconvolti di fronte allo stragista di Macerata, ma si legittimano i neo-fascisti e si veicola il razzismo come facile arma di distrazione di massa utile al sistema politico meschino e corrotto che ci governa, reale responsabile di precarietà, malessere e disagio sociale.

Capita però che durante il corteo, lontano dalle bombe carta che suggeriamo agli inquirenti contenevano chiodi di garofano, una maestra decida di esternare la sua rabbia inveendo contro le forze dell’ordine impegnate fino a un attimo prima a difendere con idrante e manganelli l’agibilità dei fascisti. Ecco un buon boccone da servire nel desolante panorama della campagna elettorale.
Un mostro in una piovosa serata invernale, un cappuccio in testa, una birra in mano e urla di malaugurio rivolte alle forze dell’ordine.
Una maestra, la Maestra diventa il simbolo della cattiveria contro i poveri agenti armati di tutto punto vittime di un invettiva di qualche secondo. La professione ingloba la persona, e viene usata come aggravante per far calare la mannaia su di lei e sul suo gesto: come si permette di insultare le forze dell’ordine chi ha il sacro ruolo di badare ai bambini e alle bambine, al futuro della nazione, che oggi dobbiamo difendere dalla cattiva maestra dai modi sguaiati, per poi lasciarli in balia di genitori violenti magari proprio membri di quelle stesse forze dell’ordine che “fanno il loro dovere” uccidendoli all’alba di un giorno qualunque.

E così dopo gli opposti estremismi, la storia dei cattivi maestri.
Il moralismo proibizionista gonfia a dismisura l’immagine della maestra, e l’indignazione funzionale, quella che corre tra social network e salotti televisivi, sale alle stelle.
Il teatrino della politica è ben rodato, gli editorialisti scalpitano e tutto fa brodo per richiamare all’unità nazionale. Dalle lettere di figli di aderenti alle forze dell’ordine che vogliono denunciare i rischi quotidiani che i loro genitori corrono al lavoro, dimenticando che troppi altri figli in questo Paese non sono ritornati a casa proprio per mano della brutalità delle forze dell’ordine, ai sindacati confederali della scuola, di corsa a dichiarare la solidarietà agli agenti, tanto maestri, maestre, professori e professoresse sono anni che li vendono ai tavoli concertativi che distruggono la scuola pubblica in Italia.
La sentenza di licenziamento invocata da Matteo Renzi è già stata emessa dai sondaggi dei talk show televisivi poche ore dopo la notizia di un provvedimento disciplinare del ministero.
La condanna è eseguita in tempo record, nel nostro paese dove rimangono saldamente ai loro posti amministratori, politici e manager pubblici strapagati responsabili di furti, devastazione ambientale e complici di disastri con morti e feriti.
Vengono promossi e sono pressochè impuniti appartenenti alle forze dell’ordine responsabili di omicidi e pestaggi violenti. Ma guai a ricordarlo, guai a ricordarne il ruolo di esecutori violenti dell’inettitudine della politica istituzionale.

La maestra è ormai fatta a pezzi, ma la si vede ancora in piazza ad altre iniziative. Non presenta le scuse e non sta a casa a meditare sui suoi errori, e allora vale la pena provare a infliggerle un ennesimo ultimo colpo. E così è la Stampa a pubblicare un articolo, dove si riportano generiche dichiarazioni di un presunto attivista del nostro Centro Sociale che a oltre una settimana dall’accaduto vorrebbe dissociarsi dalla maestra.
Noi Flavia la conosciamo, frequenta la Palestra Popolare e diverse iniziative del Gabrio e del movimento, e siamo solidali con lei per la flagellazione che le stanno infliggendo.

Quando vogliamo prendere posizione lo facciamo pubblicamente, attraverso comunicati come questo, o mettendoci la faccia fino in fondo se decidiamo che deve essere una persona sola a portare la voce dell’intero Centro Sociale.
Non sono pertanto frutto del collettivo del Centro Sociale Gabrio nè della Palestra Popolare Dante Di Nanni le dichiarazioni riportate da la Stampa di oggi. Non sono nella nostra cultura le dissociazioni infami regalate ai giornalisti.
Di quell’osceno teatro non vogliamo essere attori e tantomeno comparse.
Di questi carrozzoni di distrazione di massa non vogliamo essere complici.
Dell’ordine democratico basato sulla miseria e la meschinità non saremo mai sostenitori.

CSOA GABRIO – PALESTRA POPOLARE DANTE DI NANNI

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