Category Archives: Zona San Paolo

La vita, i desideri, le ambizioni, le preoccupazioni, le difficoltà della gente della Zona e come il gabrio c’entra.

SOSpesa – fase 1

La fase 1 di SOSpesa è volta al termine, o perlomeno si è conclusa nella forma con cui è esistita fino ad ora.
Sabato scorso abbiamo consegnato altri 110 pacchi. Dopo quasi due mesi di raccolte e distribuzioni possiamo dire di aver dato circa 700 pacchi con beni di prima necessità, per una media da 90 a 110 persone presentatesi ogni sabato alla distribuzione.
Se non sarà possibile andare avanti con i numeri e la frequenza di queste settimane, cercheremo in ogni caso di continuare a fornire un supporto, in forme per noi più sostenibili dal punto di vista economico ed organizzativo, magari ogni due settimane e sempre con l’aiuto generoso di chi ha la possibilità e la volontà di contribuire. Continue reading

CONTINUA LA SPESA SOSPESA

Sabato 23 maggio abbiamo consegnato altri 100 pacchi spesa, purtroppo di nuovo non sufficienti per tutte le persone che si sono presentate. 
Ogni sabato nuove persone si affacciano alla distribuzione in via Millio, sperando di trovare un minimo sostegno, il ché dimostra come il problema economico sia enorme, persistente ed in crescita .
Probabilmente siamo solo all’inizio della crisi, eppure assistiamo già al progressivo ritiro dei già scarsi aiuti istituzionali .
A chi può chiediamo ancora uno sforzo per poter garantire la distribuzione di sabato prossimo.
 
Se volete continuare ad aiutarci potete donare al
 
cc IT66I0305801604100571905623
Intestatario Giuseppe Bartolomei .
 
🔻Paypal /Satispay:
 
Oppure portando la spesa :
 
 il Venerdì dalle 14 fino alle 18
 Via Millio, 42 – CSOA GABRIO
 
 
Servono alimenti a lunga conservazione , prodotti per l’igiene , disinfettanti, materiali scolastici , libri , mascherine , guanti .
 
–> Restituzione contabilità SOS spesa :
-Totale donazioni ricevute :
4600 euro 
-Soldi spesi per acquistare i beni di prima necessità :
4100 euro 
 
✊Da ognun* secondo le sue possibilità
a ognun* secondo le sue necessità.✊

COMUNE E CIRCOSCRIZIONE: CONTRO CRISI E PANDEMIA SOLO IPOCRISIA

 

La fase 2, a Torino, è cominciata con la protesta da parte di alcuni/e senza tetto che, sbattuti fuori dal presidio umanitario di Piazza d’Armi, allestito per fronteggiare l’emergenza freddo per chi vive in strada, hanno organizzato un presidio davanti al comune e nei giardini vicino Piazza d’Armi. L’amministrazione comunale ha per giorni ignorato, sia dal punto di vista sociale che dal punto di vista sanitario, la situazione precaria delle persone che hanno passato giorno e notte in presidio.
Il presidio è stato sgomberato questo martedì e le persone sono state spostate temporaneamente all’interno del Padiglione V di Torino esposizioni, in un luogo che nei mesi invernali ospita giostre e altre attrazioni.

Una sistemazione tutt’altro che confortevole, dove solo alcuni operatori sanitari avevano il permesso di avere contatti con le persone trattenute all’interno ad eccezione della polizia che aveva la completa gestione di questo carcere speciale sanitario. Solo dopo aver effettuato i tamponi e ottenuti i risultati, i trattenuti sono stati smistati all’interno di varie strutture.
Se in questa situazione l’amministrazione comunale ha mostrato tutta la propria inumanità, l’opposizione non è stata da meno cercando di fare campagna elettorale sull’emergenza in corso.

Ci lascia schifati, ma non stupiti, l’ipocrita presa di posizione della Circoscrizione 3 a guida PD in favore dei e delle senzatetto reclusi a Torino Esposizioni.
La messa a disposizione di alcuni edifici pubblici per sistemare temporaneamente chi è stat* sgomberato/a da Piazza d’Armi non è altro che la solita mossa di chi da anni propone soluzioni precarie a chi ha già poco, esercitando al contempo esplicite pressioni poliziesche.

Non passerete come buon Samaritani in un quartiere dove la speculazione privata è evidente, dove gli amministratori svendono edifici pubblici abbandonati per fare cassa reinvestendo solo le briciole per interventi a sostegno del welfare e dell’edilizia popolare.
In questa circoscrizione il prezzo degli affitti è in costante ascesa e le difficoltà abitative di famiglie, di studenti e studentesse fuori sede, delle tante persone disoccupate e precarie vengono sempre vergognosamente ignorate.

Ci ricorderemo dei responsabili, di chi specula sulla crisi sanitario-economica, di chi abbandona chi è in difficoltà, di chi ha senza battere ciglio messo a rischio e a volte sacrificato lavoratori e lavoratrici per continuare ad arricchirsi. Così come non dimenticheremo che per superarla molte sono state le iniziative di auto-organizzazione che noi come tanti altri gruppi di persone sparse su tutto il territorio abbiamo creato preferendo la solidarietà che viene dal basso alla spazzatura che voi lanciate dall’alto.

CSOA Gabrio
Rete Solidale San Paolo

Comunicato – SOSpesa

Grazie ai vari contributi ricevuti e alle numerose raccolte, la SOSpesa é arrivata alla quarta distribuzione!

 

Questo sabato come SOSpesa abbiamo distribuito circa 110 pacchi e purtroppo ne sarebbero serviti altri.

I numeri in queste settimane sono andati continuamente crescendo, il che la dice lunga su quante persone stanno subendo le conseguenze economiche della pandemia, ma soprattutto sono dati che forniscono un riscontro chiaro sulla pessima gestione dell’emergenza da parte di chi invece dovrebbe tutelare “la cittadinanza”. É ormai sempre più evidente, infatti, quanto i cosiddetti aiuti dalle istituzioni locali e nazionali siano scarsi e del tutto inadeguati alle necessità di tutte e tutti.

Restando però sul piano cittadino e regionale, possiamo dire con cognizione di causa che la gestione delle politiche sociali e sanitarie è stata disastrosa e a tratti criminale .
Partendo dalla situazione terribile nei dormitori , passando per le stragi nelle RSA , fino ad arrivare all’ infame ed incomprensibile chiusura dei container di emergenza freddo di piazza D’armi , la strada percorsa dalle istituzioni è segnata da una vergognosa scia di povertà , marginalizzazione e morte .

Una gestione scellerata con effetti devastanti sulla popolazione e che parallelamente ha aperto nuovi possibili profitti per le note fondazioni bancarie cittadine , sempre pronte a fare affari sulla male gestione del Welfare pubblico .

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La SOSpesa non si ferma!
Se volete continuare ad aiutarci potete donare al cc IT66I0305801604100571905623
Intestatario Giuseppe Bartolomei .

🔻Paypal /Satispay:
giusebart@gmail.com 3931289870

Oppure portando la spesa :
– il Venerdì dalle 14 fino alle 18
🎯 Via Millio, 42 – CSOA GABRIO
Servono alimenti a lunga conservazione , prodotti per l’igiene , disinfettanti, materiali scolastici , libri , mascherine , guanti .

Da ognun* secondo le sue possibilità
a ognun* secondo le sue necessità.

Della bellezza del lottare insieme

L’anno del coronavirus segna anche l’anniversario del 75° anno dell’ insurrezione contro il nazifascismo. L’epidemia sta segnando fortemente le nostre vite stravolgendo completamente la quotidianità di ognuna/o, come mai era successo dai tempi  dell’ultimo conflitto.Vogliamo essere chiari: non abbiamo alcuna intenzione di accordarci alla retorica neonazionalistica della guerra al virus. Ciò che è successo e sta succedendo  non ha nulla a che fare con un conflitto ed una retorica così costruita serve solo a coprire le responsabilità della classe politica e dirigente del paese. Le misure adottate finora sono più atte a salvaguardare il capitale, piuttosto che la salute dei cittadini. 

Ci hanno rinchiuso in casa sostenendo che fosse l’unico modo per tutelare la nostra salute, mentre tante/i ammalate/i venivano abbandonate/i nelle case alle esclusive cure dei familiari, quando in realtà ciò che è venuto a mancare da subito sono stati i posti letto negli ospedali. Ci hanno obbligato, invece, ad andare a lavorare in situazioni in cui la salute non era e non è per nulla tutelata.  L’esempio di altri  paesi ci mostra che la scelta italiana è stata tra le più dure in termini di limitazioni delle libertà personali. La realtà del lockdown è che è la democrazia ad essere imbavagliata.  In una situazione come questa sovranisti e neofascisti provano a inserirsi nel dibattito politico attraverso proclami populisti inneggianti alla riconquista della libertà tolta. Lo scopo destabilizzante è evidente, come è palese che l’attacco, mirato a infangare e cancellare il vero significato della giornata del 25 Aprile, rientri in una più ampia strategia di propaganda politica. Senza alcuna vergogna, nei giorni scorsi, è stato proposto da alcuni neofascisti di trasformare il 25 Aprile nella festa “di tutti i morti di tutte le guerre”, equiparando i morti tra le file dei nazifascisti a chi invece combatteva per la libertà. Hanno, addirittura, proposto di affiancare alle vittime delle guerre i deceduti di COVID-19, speculando sulle vittime e sul dolore di oggi sperando di ottenere maggiore consenso. Continue reading

10 100 1000 INGIUSTIZIE

Vorremmo iniziare raccontando una storia che al suo interno ne contiene altre centinaia simili, la storia di una madre di 3 figli, un’abitante delle popolari di Zona San Paolo, a cui sono stati tolti i 150 euro del reddito di cittadinanza e a cui è stata negata ogni altra alternativa di sostegno.
Trovandosi esclusa da qualsiasi aiuto si è dovuta rivolgere al numero verde messo a disposizione dal comune per avere il pacco di beni di prima necessità, servizio naturalmente preceduto dalla segnalazione del richiedente ai servizi sociali .

Dopo 10 giorni di attesa il pacco è arrivato e lo si può vedere in foto.
Ci chiediamo una famiglia di 4 persone cosa dovrebbe farsene di un così misero aiuto .
Al momento gli aiuti sembrano addirittura sospesi, al numero verde non si ottiene risposta e la mail del servizio non funziona più .
Così anche quel ridicolo aiuto una tantum è rimasto realtà solo sui titolo di giornale.

Mentre le intimidazioni ai danni della solidarietà dal basso continuano con fermi , identificazioni e controlli , mentre aumentano le violenze delle forze dell’ ordine contro chi cerca di alzare la testa e ribellarsi alla fame imposta come oggi in Barriera di Milano , il comune di Torino ed il governo prendendo in giro le persone in difficoltà economica, salvo poi dichiarare ai media che si sta facendo il possibile.
In questi giorni ci sono arrivate molte segnalazioni di famiglie e singol* ormai alla canna dal gas. Negli ipocriti proclami della politica locale e nazionale vengono annunciate misure di sostegno, ma nei fatti vengono addirittura ridotti i pochi strumenti già esistenti.
Basta stare per le strade e parlare con le persone per scoprire che c’è chi sta ancora aspettando i buoni spesa del comune e chi invece non li avrà mai perché non ha i requisiti, c’è a chi è stato tolto il reddito di cittadinanza e chi non ha ricevuto i 600 euro di Conte, poi c’è chi li ha ricevuti ma i soldi sono già finiti tra affitto e spese di sopravvivenza .
Qualcuno vuole che queste storie rimangano nel buio, qualcuno pensa di zittire le nostri voci con sanzioni, arresti, manganellate e controlli, ma hanno sbagliato i calcoli ancora una volta .

Non pagheremo noi questa crisi !
Casa e Reddito per tutti e tutte senza limitazioni!
Libertà per chi lotta !

Comunicazione e creazione di immaginari di paure e odio

Quando si attraversa una crisi il ruolo dei mezzi di comunicazione di massa è più che mai strategico.
L’attuale emergenza sta mostrando come i media non vengano utilizzati per diffondere informazioni chiare, scientificamente fondate che possano aiutare tutte e tutti a capire la situazione in cui ci troviamo.
Non vengono distinti i comportamenti rischiosi da quelli non rischiosi, non viene spiegato per quale motivo il virus ha catapultato il nostro paese in una situazione di emergenza, non vengono minimamente evidenziate le responsabilità politiche di chi da anni in nome della maggior efficienza del mercato ha tagliato la spesa pubblica e regalato soldi al privato, non vengono proposti approfondimenti sul modo in cui il sistema capitalista ha facilitato il salto di specie del virus.
Giornali e telegiornali quotidianamente abdicano alle loro funzioni di informazione e di inchiesta per ridursi a strumento di parte che serve ora a implementare le politiche repressive di un governo che pare non sapere che pesci pigliare, ora a amplificare le sterili polemiche tra i partiti di governo e di opposizione, che neppure nel mezzo di una pandemia abbandonano la logica della ricerca del consenso elettorale.
L’informazione così strutturata diventa un coacervo di dati non analizzati, di informazioni confuse e contraddittorie, di titoloni sensazionalistici falsi, fatti solo per ottenere qualche like, di solito smentiti dal contenuto stesso dell’articolo (che però è a pagamento e non viene quasi mai letto).
Si crea così un clima di paura e incertezza che non permette alla persona di avere strumenti per valutare con oggettività e serenità la reale situazione di rischio e autodeterminarsi nelle proprie scelte di tutela per sè e per l* altr*.
Il virus ci dimostra ogni giorno le falle del sistema: innanzitutto evidenzia come il modo di produzione capitalista sia il primo responsabile del verificarsi del fenomeno dello spillover (il passaggio di un virus da una specie animale all’uomo) e quindi il primo responsabile del diffondersi di pandemie di questo tipo. [per un approfondimento rimandiamo all’articolo https://urly.it/35fqr e al libro Spillover di David Quammen]
In che modo lo evidenzia? Ricordandoci che la maggior parte dei virus oggi in circolazione sono zoonosi (tra le tante: la rabbia, l’aids, l’ebola, l’aviaria, la Sars o influenza suina), cioè sono virus che vivono nel corpo degli animali (senza causargli danni) e che hanno fatto il salto di specie e sono diventati “adatti” all’uomo. Il salto di specie non avviene per caso o per magia, ci sono delle condizioni che lo rendono più frequente e quindi più pericoloso. In particolare ad essere pericoloso è la misura sempre crescente con cui l’uomo invade e si appropria di habitat prima riservati ad altre specie animali e vegetali (con i loro patogeni sconosciuti!). La deforestazione e l’appropriazione di territori sempre più vasti da sottomettere alle esigenze produttive, siano queste il nuovo inurbamento, l’espansione senza limite delle metropoli, l’estrazione di risorse naturali o la destinazione degli stessi spazi alla coltivazione di monoculture, all’allevamento intensivo, alla costruzione di altri impianti produttivi, non riducono solo lo spazio riservato alle altre specie ma anche lo spazio che le distanzia dall’uomo e così rende più facile e probabile il famigerato salto di specie. Il modo di produzione capitalista per prosperare deve in ogni modo incentivare la produzione e il consumismo e per fare questo interviene pesantemente nell’ambiente circostante. Il virus ci ricorda che questo intervento ha delle precise conseguenze non solo sulla salute della terra ma anche sulla salute delle persone e sulle loro possibilità di sopravvivenza.
Ma questo aspetto, per quanto fondamentale non è l’unico che viene messo alla berlina dal virus.
Il virus ci parla anche dei danni dell’inquinamento, delle crescenti diseguaglianze sociali di cui è ammalata la nostra società, ci svela anche come il mercato non sia il migliore strumento per allocare le risorse ma uno strumento di rapina che ridistribuisce la ricchezza che ogni giorno tutt* insieme creiamo solo verso l’alto (verso pochi privati che si arricchiscono impossessandosi di quelli che dovrebbero essere soldi che insieme potremmo decidere di destinare alla costruzione di beni comuni per tutt*: un adeguato sistema sanitario, in grado di far fronte alle prossime emergenze, un adeguato sistema di cura delle persone anziane e non solo, di tutte le persone che ne hanno bisogno, un adeguato sistema scolastico e tutto ciò che può contribuire alla costruzione di una società più equa).
Ciononostante giornali e telegiornali non dedicano un minuto all’analisi della situazione, alla messa in critica del sistema ma al contrario si impegnano a ri-legittimarlo contro ogni evidenza. Costruendo tutti i giorni un immaginario collettivo del “nemico” individuato in tutt* coloro che non sottostanno alla logica produci-consuma-crepa.
Chi esce per far distrarre l* bambin*, per fare una passeggiata in solitaria, ormai persino chi esce per fare la spesa al mercato o al negozietto di fiducia, viene additat* come nemic*, furbett*, indisciplinat*, e diventa il perfetto capro espiatorio su cui addossare la responsabilità dell’intera epidemia!!
Quei comportamenti non mettono a rischio la salute di nessun* e anzi sono vitali per il mantenimento della salute e della serenità in una situazione di forzata clausura, ciononostante vengono continuamente presi di mira, ridicolizzati e demonizzati, con notizie che con diverse varianti rimbalzano fino all’inverosimile, fino a cancellare tutte le altre, fino a far diventare l’unica notizia la non-notizia di un padre che esce per far fare una passeggiata a sua figlia.
In questo modo si distoglie l’attenzione dai veri responsabili della situazione di emergenza sanitaria: chi per anni ha tagliato la sanità, chi come confindustria ha incitato a continuare consumi e produzione, padroni e padroncini vari che continuano a mettere a rischio la vita dell* lavorator* mantenendo aperta l’attività in deroga al decreto (una possibilità prevista dal decreto stesso, e caldeggiata ancora una volta da confindustria).
Proviamo allora a rileggere l’informazione che ci propinano i giornali ogni giorno: se da una parte assistiamo alla continua criminalizzazione e demonizzazione di comportamenti individuali innocui che ci spingono a una insensata “guerra” tutti contro tutti – dall’altra è continuamente propagandata la retorica dell’unità nazionale: l’emergenza sanitaria viene dipinta come una guerra e si richiede a ognun* di fare la sua parte per la vittoria della nazione.
Come in guerra questa retorica dell’unità, dell'”insieme si vince”, della necessità dei sacrifici individuali, è falsa e fuorviante e serve a nascondere dietro la responsabilità “d* tutt*” delle precise responsabilità politiche.
Se non abbiamo posti in terapia intensiva, se non abbiamo respiratori, se non abbiamo personale medico sufficiente e, addirittura, se non ci sono sufficienti mascherine e dpi per il personale ospedaliero e gli ospedali continuano a essere uno dei posti dove maggiormente si diffonde il contagio, non è colpa di un runner, non è colpa dei genitori che portano i bambini a fare una passeggiata, non è colpa di chi va a fare la spesa. Ma non è colpa neppure del virus: è colpa dei tagli alla spesa pubblica e della privatizzazione dei servizi essenziali che sono stati portati avanti negli ultimi 30 anni.
Se il contagio sta rallentando solo ora è perchè con ritardo colpevole sono state chiuse le attività produttive.
Al contrario dei media, che dopo averlo sponsorizzato facendolo girare sulle loro pagine lo hanno prontamente rimosso e offuscato, noi ci ricordiamo ancora il video di Confindustria “Bergamo is running” in cui in nome delle superiori esigenze della produzione si minimizzava il rischio contagio, il video del 29 febbraio recitava testualmente: “Le attuali avvertenze sanitarie indicano che il rischio di infezione è basso”.
La storia è nota: Bergamo grazie alle pressioni di Confindustria non si fermerà e le immagini dei camion militari con le bare sono ancora stampate nella memoria collettiva, un po’ sbiadita purtroppo è l’immagine dei responsabili di quelle morti, perchè di questo i giornali ancora oggi si rifiutano di parlare.
Con l’avvicinarsi della fase 2 ci sembra importante ricordare quella storia per intero, perchè con una storia raccontata dai giornali sempre a metà, oggi come ieri è facile per Confindustria dettare la linea a governo e giornalisti.
Mentre l’Oms fa sapere che è “impensabile allentare ora le misure”( https://bit.ly/2UYmW6p ) il pressing di Confindustria si fa più incalzante: le ragioni degli industriali ancora una volta vengono amplificate dai giornali e sembrano essere le uniche ragioni valide e possibili. Se il governo a parole ha rimandato la fase 2 – non sembrava opportuno parlarne proprio alla vigilia di una pasquetta blindata – non sono mancate alcune misure spot e la promessa di nuovi provvedimenti se, con il passare dei giorni, “cambiassero le condizioni”.
La riapertura dei comparti produttivi in Italia – anche solo scaglionata – apparirebbe come una misura criminale se solo la si mettesse in relazione con l’affermazione dell’OMS e con la storia pregressa del nostro paese. E invece rischia di apparire come una misura di buon senso: per questo malinteso dobbiamo “ringraziare” i media.
Guardiamo più da vicino il lavoro fatto in questi giorni dai quotidiani online: la notizia dell’Oms non può essere taciuta ma la si mette in correlazione esclusivamente con l’aumento dei controlli sui cittadini, si procede come al solito a creare spauracchi facili da individuare, la gita di pasquetta, le persone che escono in strada, questi sono gli unici rischi che individua LaRepubblica.it e contro i quali ci si può comodamente difendere con un po’ più di polizia e di multe ( https://bit.ly/2UVXyhC e poi ancora https://bit.ly/2VmjotX ).
Non una parola sul rischio derivante dalle 90.000 imprese che già lavorano in deroga al decreto grazie all’autocertificazione inviata ai Prefetti, autocertificazioni che non sono state ancora controllate.
Non una parola sui veri rischi che la fase 2 con la riapertura di ancora più imprese può comportare.
Il rischio connesso alla riapertura delle fabbriche viene classificato come “medio”. Questo quando quello che sappiamo è che: ci sono alte probabilità che il virus nei luoghi chiusi si diffonda anche tramite aeresol https://bit.ly/2JT94UX (sappiamo cioè che il rischio di trasmissione per via aerea esiste solo nei luoghi chiusi, come ad esempio le fabbriche); non ci sono ancora mascherine a sufficienza per proteggere quei luoghi chiusi in cui maggiormente si sta diffondendo il contagio, ovvero ospedali e RSA, (https://bit.ly/34oDOGN ) e quindi non si capisce come potrebbero essere adottate nelle fabbriche misure di sicurezza idonee a impedire il contagio; infine i protocolli di sicurezza finora adottati dalle imprese aperte non sono stati in grado da impedire il contagio neppure in quei settori dove si trova la parte più fragile della popolazione https://bit.ly/2JVAfyk.
Questa non è informazione ma propaganda e lo scopo ancora una volta è quello di confondere le acque e nascondere le responsabilità dei padroni e del capitale. I giornali con i loro titoloni ci dimostrano ogni giorno che una guerra c’è ma non è quella contro il virus, è la guerra di classe, non lasciamo vincere i padroni.

Storie di Ordinaria Repressione

Ieri un nostro compagno è stato multato mentre volantinava a poca distanza da un supermercato davanti al quale stavamo facendo una raccolta di beni di prima necessità SOSpesa.

La dinamica dei fatti porta indietro nel tempo, a maggior ragione alla vigilia del 25 aprile. Una vera e propria retata “in nome della guerra al Covid”, scattata nel pomeriggio di ieri in piazza Robilant: due volanti dei carabinieri e due jeep hanno chiuso le uscite e tutti coloro si sono ritrovati in trappola sono stati perquisiti e identificati.

La situazione ha preso una piega ulteriormente grave, seppur grottesca, quando ad una ragazza che riprendeva la scena da film poliziesco dal balcone, è stato intimato di scendere per farsi identificare.

La peggio però è stata riservata al nostro compagno che è stato minacciato, portato in caserma, perquisito corporalmente e multato. L’intento dei carabinieri sembra esser stato proprio quello di esercitare il loro potere ad ogni costo: inutile mostrare i documenti che attestano l’adesione del compagno all’associazione Amici di Via Revello e dimostrare il carattere solidale dell’attività svolta (che sta attualmente mettendo alcune pezze alla disastrosa gestione statale delle problematiche conseguenti le misure anti-Covid): il far parte di un centro sociale che alle confuse memorie dei carabinieri indirizzava al movimento NoTav e all’antiproibizionismo è stato sufficiente, di fatto, per motivare fermo e contravvenzione.

Ci chiediamo se il trattamento speciale riservato al compagno in questione sarebbe stato il medesimo, se avesse tranquillamente mentito dicendo che stava andando a fare la spesa al supermercato nei pressi, anziché rivendicarel’attività solidale che stava svolgendo.

Ci chiediamo se l’arroganza e la determinazione nel porre fine al volantinaggio sarebbe stata la stessa ,se i volantini non avessero recato la firma di un centro sociale.

Ci chiediamo se sia una prassi normale in una caserma umiliare, spogliare ed obbligare piegamenti davanti agli agenti una persona , qualsiasi cosa essa abbia fatto o qualsiasi cosa ci sia scritta nella sua fedina penale.

Uno stato che sta lasciando morire abbandonate nelle proprie case centinaia di persone e ne sta emanando la stessa condanna per altrettante imprigionate nelle RSA, nelle prigioni, nei CPR; uno stato che non garantisce ai medici, agli infermieri, agli OSS minime condizioni per lavorare in sicurezza e allo stesso tempo freme per riaprire nuove attività produttive, ignorando il disagio economico, la povertà e la disperazione dilaganti, non ha altro da fare che individuare e reprimere la solidarietà Popolare?

Ironia della sorte, il fermo e la perquisizione sono state condotte da un assembramento di forze dell’ordine per lo più senza mascherina, mettendo in pericolo la salute delle persone fermate, nello stesso tempo in cui venivano accusate di essere untrici.

E’ chiaro che questo episodio di repressione che non ci fermerà. Non rispettare norme illogiche, avendo comportamenti non pericolisi né per sé né per gli altri è una pratica giusta e da rivendicare, prima che questo Stato repressivo, che ci vorrebbe obbedienti, silenziosi e a capo chino di fronte alle sempre più spavalde intimidazioni poliziesche,diventi “la nuova normalità”.

Andremo avanti con la nostra attività, a testa alta e a pugno chiuso.

Le nostre riflessioni sullo stato di emergenza

Le ultime settimane hanno segnato le nostre vite in modo profondo, facendoci piombare in una realtà che pensavamo distopica, ma che ci è arrivata addosso cambiando radicalmente le nostre vite. Una realtà che non eravamo (e non siamo) pronti ad affrontare, un cambio epocale di fase di cui dobbiamo ancora capire la reale portata. Allo stesso modo abbiamo sentito l’esigenza, come sempre, di superare le difficoltà individuali e personali, nel collettivo. Per questo negli ultimi giorni abbiamo creduto fondamentale parlare, discutere e confrontarci su quello che ci stava (e ci sta) accadendo. Il risultato è questo documento, una prima elaborazione, sicuramente parziale, che vuole essere un tentativo di condividere pensieri, timori, paure, proposte e rivendicazioni.

La prima cosa che questa pandemia ha dimostrato, in Italia, è il pessimo livello di salute del Servizio Sanitario Nazionale, che ancora nella mitologia popolare veniva citato come un fiore all’occhiello del nostro paese. Dopo 30 anni di politiche liberiste caratterizzate dall’aziendalizzazione della salute, da tagli progressivi al personale e ai posti letto e da esternalizzazione dei servizi, con finanziamenti sempre maggiori ai privati, il SSN mostra evidentemente le sue carenze. È noto a tutti che l’Italia è uno dei paesi OCSE più in basso nella classifica di spesa per la Salute (nel 2018 spendevamo il 68% in meno della Germania, il 47% in meno della Francia) e questa differenza di spesa non è senza conseguenze: per capirci la Germania ha 28.000 posti letto in terapia intensiva, mentre l’Italia ne ha soli 5.000, a fronte di una popolazione solo di poco inferiore.
Le proposte del Governo per sopperire a tale carenza sono perlopiù insufficienti e regressive: richiamare a lavoro gli operatori in pensione (paradossale se non irresponsabile, vista la raccomandazione del Consiglio dei ministri, per cui le persone anziane non devono uscire di casa); bloccare le attività ambulatoriali; cancellare i limiti all’orario massimo di lavoro per il personale impegnato nella gestione dell’emergenza; fare accordi con il privato non convenzionato.
Ancora una volta i costi economici non sono ripartiti in maniera equa e proporzionale ma si scarica il peso dell’emergenza sul pubblico e su una fascia della popolazione, si sacrificano i diritti del lavoro e si nascondono gli effetti reali che questa misura avrà sulla vita delle persone trasformando (il personale sanitario?) in eroi, costringendoli a invisibilizzare i propri problemi e i propri bisogni, schiacciati come sono tutti i giorni nelle pagine dei quotidiani tra santificazione e martirio. Nel frattempo si ragiona già di scegliere chi salvare in base all’età: qualche anno di troppo potrebbe costarti il posto in rianimazione. Continue reading

Eric Gobetti – Giorno del ricordo, retorica e revisionismo delle foibe.

LE FOIBE NON FURONO LA SHOAH DEGLI ITALIANI!
Facciamo un po’ di chiarezza sui falsi storici intorno alla narrazione delle vicende del confine orientale che i partiti ci impongono!
Si tratta dell’ennesimo esempio di come, tra gli anni Novanta e l’inizio del nuovo millennio, la politica del nostro paese abbia costruito in modo bipartisan una narrazione ufficiale di tipo sciovinista, altamente patetica e auto-indulgente.
Ecco il video integrale dell’assemblea del 5 febbraio con Eric Gobetti, storico e antifascista, con cui facciamo chiarezza sulle falsità e sul revisionismo riguardo la celebrazione del giorno del ricordo, che specialmente di questi tempi, sono sulla bocca di tutte/i.
ringraziamo Manuel e Fabrizio per le riprese e le foto.
CSOA GABRIO – ZONA SAN PAOLO ANTIRAZZISTA