Archivi giornalieri: 17 Giugno 2021

MURI, GABBIE E MILIONI – Puntata 1 – CPR di Torino – Gepsa

🔴Puntata 1 

Cpr di TORINO
Ente gestore: GEPSA

Gepsa gestisce il CPR di Torino dal 2018. Dal 2014 al 2017 ha amministrato la struttura in collaborazione con l’associazione Acuarinto percependo 37,90 euro a detenuto, cifra che si è ridotta nell’ultimo bando che ha visto Gepsa vincitrice.


Gepsa, multinazionale del gruppo Engie – ex Gdf Suez – è specializzata in gestione e logistica di carceri e strutture detentive. Attiva in Francia nel mercato della detenzione dei migranti e delle carceri, Gepsa ha consolidato la sua presenza anche in Italia. Offrendo prezzi dal 20 al 30% inferiori a quelli dei suoi concorrenti ha ottenenuto nel 2014, oltre la gestione del CIE di Torino, la gestione del CIE di Ponte Galeria (Roma), dell’ex-CIE di via corelli (Milano) convertito lo stesso anno in Centro di primo soccorso e accoglienza.
Tra il 2010 e il 2013, Gepsa in associazione con Acuarinto e Synergasia ha gestito il Cara di Castelnuovo di Porto (Roma) dopo aver vinto una gara d’appalto del valore di 34 milioni di euro.
Nel 2011, sempre in associazione con Acuarinto, Gepsa ha partecipato al bando di gara per la gestione del Cie e del Cara di Gradisca d’Isonzo (Gorizia) risultando vincitrice in un primo momento ed esclusa subito dopo per un’irregolarità amministrativa.

Durante gli anni della gestione Gepsa, nel CPR di Torino si sono verificate due morti e numerosi casi di autolesionismo e rivolta. Nonostante la difficoltà di comunicazione verso l’esterno, numerose sono state le denunce dei detenuti sulle condizioni inumane in cui sono obbligati a vivere: cibo avariato ed imbottito di calmanti, celle sovraffollate, somministrazione massiccia di psicofarmaci da parte del personale medico Gepsa oltre pestaggi e torture, a cui l’azienda assiste indifferente, da parte della polizia.
Ad oggi, all’ingresso del CPR la polizia sequestra i telefoni ai detenuti che possono comunicare verso l’esterno solo attraverso una cabina telefonica ma non possono ricevere chiamate in entrata. Gepsa, che dovrebbe occuparsi del funzionamento della linea telefonica utilizzabile, ha tutto l’interesse a non eseguire manutenzione limitando, in questo modo, la possibilità di denuncia da parte dei reclusi.
Definire chi è Gepsa non è semplice: il suo profilo è come una matrioska e per capire quanto sia contorto e ipocrita questo meccanismo bisogna risalire a Engie, che con le sue società controllate si occupa di energia, gas, rinnovabili, acqua, ingegneria, infrastrutture, mobilità, per un fatturato che si aggira intorno ai 60 miliardi di euro. Fino al 2015, Engie si chiamava GDF Suez, un nome legato a progetti controversi finanziati
in ogni parte del mondo e in più settori, dal nucleare alle grandi dighe. Oggi, Engie è uno dei più grandi
gruppi di fornitura energetica al mondo ed è tra i protagonisti della transazione alle fonti rinnovabili. Engie ha mani ovunque: gestisce microreti e sistemi di stoccaggio di energia in Europa, America Latina, Asia e Africa; è coinvolta nella costruzione del gasdotto Nord Stream 2 che trasporterà gas dalla Russia alla Germania passando per il Mar Baltico – un progetto che crea forti tensioni tra Unione Europea, Stati Uniti e
Russia. In Italia, Engie si occupa non solo di CPR e gestione dell’accoglienza, ma ha siglato anche importanti partnership con FCA, con la quale ha da poco inaugurato proprio a Mirafiori l’impianto pilota Vehicle-to-Grid, e con Amazon, insieme al quale costruirà due impianti agro-fotovoltaici in Sicilia che consentiranno la produzione di energia rinnovabile per alimentare le sedi di Amazon Italia.


Cosa significano questi interessi intrecciati? Se è vero che in un futuro non troppo lontano ci sarà un aumento dei flussi migratori, anche relativi ai cambiamenti climatici, è vero anche che la libertà di queste persone sarà controllata e gestita proprio dalle aziende che cavalcano l’onda green, aziende dai mille tentacoli, protagoniste tanto della gestione della detenzione, quanto della transazione energetica mondiale, che mentre propagandano sull’obiettivo comune di garantire “accesso universale, economico ed affidabile all’energia pulita” si fanno complici di chi calpesta i diritti umani.

CHI GESTISCE UN CPR è COMPLICE DELLA SUA ESISTENZA.
CHIUDERE TUTTI I CPR, SUBITO

MURI , GABBIE E MILIONI: L’affare della detenzione amministrativa

Inchiesta a puntate a cura dello Sportello Il-legale Antirazzista

Fin dalla loro nascita nel 1998, i campi di detenzione amministrativa e deportazione dei e delle migranti sono stati un grande affare per le associazioni, le ONG e le aziende vincitrici degli appalti di gestione.
Risalendo la storia di queste infami strutture fino alla loro nascita, possiamo osservare come i primi Centri di Permanenza Temporanea (CPT) fossero gestiti principalmente da Associazioni Umanitarie e ONG spesso legate alla sinistra istituzionale. Tali realtà si prefiggevano l’obiettivo, talvolta ingenuamente, talvolta in malafede, di umanizzare questi centri detentivi i quali, fin dal principio, mostrarono la loro natura di lager.
Inizialmente la maggior parte dei CPT era gestita dalla Croce Rossa, associazione che da sempre ha fatto vanto della propria “neutralità” in materia di soccorso, spesso rimasta indifferente o ancor peggio complice di torture in questi centri. (La storia di Fathi – CPT Torino –> https://gabrio.noblogs.org/post/2008/05/25/qua-siamo-come-in-un-canile/).
Solo nel 2004, la Croce Rossa ha incassato, per la gestione dei lager di Milano, Bologna, Torino e Roma, più di 20 milioni di euro (3,9 milioni solo per il CPT di Torino). Tenendo il focus sul CPT di Torino, la gestione a cura della Croce Rossa è durata per ben 14 anni, al termine dei quali la palla è passata in mano alla multinazionale francese Gepsa consorziata per l’occasione con Acuarinto, associazione “umanitaria” dai contorni poco limpidi, protagonista nel business dell’accoglienza.
Questo cambio di paradigma nella gestione delle strutture di detenzione amministrativa può essere esteso su tutto il territorio italiano. Negli anni, infatti, la variabilità del numero di detenuti nei CPR (Centro di Permanenza per il Rimpatrio – ex CIE), la competizione sempre più orientata ad una strategia di prezzo al ribasso e all’eliminazione di servizi essenziali hanno generato un divario tra gli enti caritatevoli/piccole cooperative e i professionisti del settore. Questi ultimi, principalmente rappresentati da cooperative, consorzi di cooperative e multinazionali, hanno via via consolidato il loro dominio nel business della
detenzione amministrativa sbaragliando la concorrenza. L’interesse economico che guida le loro proposte non lascia alcuno spazio a considerazioni di tipo etico. Se il margine di guadagno dipende dalla variazione numerica dei reclusi, una delle scontate necessità (neanche troppo celate) è quella di avere i CPR sempre pieni.
La negligenza (in diversi casi ricercata e punitiva nei confronti dei reclusi) di chi gestisce le strutture, oltre che la legittima richiesta di libertà da parte dei detenuti, sono le cause principali delle rivolte che scoppiano continuamente all’interno dei CPR. Il danno economico non trascurabile di queste azioni di ribellione ha comportato un sempre più stretto rapporto organizzativo degli enti gestori con la polizia. L’ente gestore,infatti, più che essere un osservatore esterno nella quotidianità della detenzione è direttamente
responsabile delle condizioni disumane in cui i reclusi sono costretti a vivere e complice delle violenze che la polizia commette ogni giorno.

PRIVATO È MEGLIO
I privati applicano la strategia del ribasso sui costi di gestione dei CPR in modo da minimizzare le spesecostringendo i reclusi a condizioni ancor più precarie. Non è un caso che questo meccanismo capitalista si rifletta nella “gestione dei migranti” attraverso la collaborazione tra il settore pubblico e quello privato nella gestione delegata dei centri. Come in ogni altro settore, anche nella detenzione amministrativa, la gestione affidata a privati basa le sue fondamenta sulla retorica dell’efficienza (di questi ultimi) e del risparmio per la macchina statale in tempi di Austerity. Le strutture private infatti, con delle offerte ribassate per i servizi ai reclusi, garantiscono allo Stato di investire maggiormente sull’aspetto repressivo.

Negli anni infatti ad una diminuzione costante delle offerte private è corrisposto un aumento vertiginoso dei costi per l’ammodernamento delle strutture, impianti di sorveglianza e personale di sicurezza per rendere più efficienti possibile, dal punto di vista repressivo, queste strutture. In questo modo le istituzioni riescono a scaricare a terzi le responsabilità etiche e politiche della gestione dei CPR coprendosi gli occhi di fronte al taglio dei servizi o allo sfruttamento dei lavoratori e delle lavoratrici degli enti gestori e delle
aziende in subappalto.

– NEL CUORE DEL BUSINESS: La corsa agli appalti.
I bandi per la gestione dei CPR sono emessi dalle prefetture territorialmente competenti e hanno una durata di 12 mesi rinnovabili per un periodo non superiore ad ulteriori 12 mesi. Precedentemente al DL. 113/2018 (cd. Decreto Sicurezza e Immigrazione) la durata del contratto poteva essere fissata a due o tre anni.
Le condizioni di rinnovo sono rimaste invariate nonostante il nuovo decreto: “In caso di rinnovo, la Prefettura procederà a stipulare un nuovo contratto di appalto, alle medesime condizioni del precedente, previa negoziazione avente ad oggetto esclusivamente l’eventuale modifica del numero complessivo di posti, tenuto conto delle presenze effettive al momento del rinnovo nonché del fabbisogno stimato in base
all’andamento dei flussi.”
La fornitura di beni e l’erogazione dei servizi di accoglienza sono variabili e ogni bando ha specifiche richieste di gestione e di prestazione che vanno dal servizio di pulizia e lavanderia, all’erogazione di beni per l’igiene personale, dalla fornitura di servizi di comunicazione con l’esterno (secondo regolamento interno ad ogni CPR) al servizio di assistenza sanitaria (una visita medica d’ingresso e il primo soccorso sanitario, la tenuta di una scheda sanitaria per ciascun ospite) passando per la distribuzione di cibo.
Questi bandi sono molto spesso poco chiari e interpretabili da chi li vince con una flessibilità che gli garantisce discrezionalità
di operato e un margine di guadagno considerevole. Ancora meno trasparenza esiste rispetto alle aziende a cui vengono subappaltati i servizi da parte degli enti gestori. Le trattative, infatti, vengono demandate completamente agli attori privati, i quali non sono obbligati a dichiarare a chi vengano subappaltati i servizi,a che prezzo ed in base a quali standard di qualità.
Delegare la gestione di questi centri ai privati significa deresponsabilizzazione della politica, mancanza di trasparenza, difficoltà ad accedere a dati ed informazioni riguardanti la vita interna ai centri. Aspetti che rendono molto difficile l’azione di denuncia e della solidarietà dall’esterno.

🔴Puntata 1
Cpr di TORINO
Ente gestore: GEPSA

 

11° Compleanno PPDDN

la Palestra Popolare Dante Di Nanni è finalmente pronta (e super felice) di invitarvi a festeggiare insieme i suoi 10anni+1!

Non avendo potuto festeggiare l’anno scorso come avremmo voluto (e per ovvi motivi), abbiamo deciso di farlo quest’anno e di farlo in grande.

Il party avrà inizio giovedì 24 giugno con un CENEFIT special edition che partirà dal tardo pomeriggio, ore 17.30, con ben 3 workshop: graffiti, serigrafia e twerking (outfit consigliato: pantaloncino corto)!

Ripartiamo dalla pratica per riprenderci i nostri corpi e gli spazi e per rimetterli subito in gioco! 

A seguire cena benefit palestra: cous-cous e tiramisù!

Seguirà il venerdì 25 giugno una giornata di sport popolare al Parco Mennea (borgata polo nord), per riprenderci gli spazi pubblici e denunciare le speculazioni che sono state fatte e continuano a essere proposte nei quartieri in nome di maxi eventi sportivi che non lasciano nulla agli/alle abitanti, che anzi vengono derubati dei loro spazi, e servono solo ad arricchire i soliti noti (lo abbiamo visto con le olimpiadi del 2006, e non vogliamo rivederlo con le universiadi!).

Ci troviamo alle 17.30, con birrette musica e presa bene, per organizzare le squadre e giocare insieme a pallacanestro, volley, ping-pong e per una battaglia di gavettoni (porta l’arma ad acqua che vuoi trovare!).

Infine, concluderemo Sabato 26 giugno con l’immancabile festa in piscina al CSOA Gabrio! dalle 15.30 piscina, mojito, pane e panelle, distro e tanta musica live dalle 18

Saranno con noi i Mefisto Brass, The Blacklava, The Malvos e John Bringwolves.

Palestra Popolare Dante Di Nanni                     

Da oltre 10 anni SEMPRE DALLA STESSA PARTE