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MOVIMENTO PATRIA NOSTRA= FASCISTI

 

 

Nella notte fra venerdì e sabato hanno fatto la comparsa in Zona San Paolo alcuni tristi manifesti a firma “Movimento Patria Nostra”, una sigla fin qui sconosciuta ai più, per pubblicizzare un’iniziativa pubblica convocata per sabato 26 febbraio nel pomeriggio, presso la Sala della Circoscrizione di via Millio 20. Non sappiamo quanti abbiano potuto avere la “fortuna” di vedere questi ridicoli manifesti che nel giro di poche decine di minuti hanno lasciato posto sui muri del quartiere al manifesto di indizione del corteo del 1 marzo “contro razzismo e sfruttamento”. Continua la lettura di MOVIMENTO PATRIA NOSTRA= FASCISTI

Noureddine Adnane, assassinato.

Noureddine Adnane era un ragazzo di 28 anni. Alla sua età in tanti e tante serbiamo dentro di noi la voglia di fare, di riuscire, di scegliere il proprio futuro. Nourredine il suo futuro se lo stava guadagnando nonostante le mille difficoltà, i problemi e le incognite che una vita lontano dai propri affetti e dal proprio paese comporta. Ma anche a chi come noi non l’ha mai conosciuto è sembrato chiaro ed evidente vedere nei suoi occhi voglia di vita e di sogni. I sogni di chi parte ancora diciottenne dal Marocco per giungere in Italia, carico di speranze e responsabilità, per aiutare economicamente i setti fratelli e i genitori.

Nourredine ora è tornato nel suo paese. In una bara. Non lo potranno riabbracciare genitori e fratelli, i suoi amici…e soprattutto sua moglia, Atika, una ragazza di 21 anni, e sua figlia, la piccola Khadija, di due anni e mezzo.

Meno di dieci giorni fa era come sempre con la propria bancarella nei pressi della cittadella universitaria, a Palermo, dove ormai tutti lo conoscevano e gli volevano bene, tanto da soprannominarlo “Franco”, un nome comune per una persona che ormai era diventata probabilmente parte della vita di tanti e tante in quella zona. Continua la lettura di Noureddine Adnane, assassinato.

Corpi in vendita: Da Arcore a Torino passando per i consultori

 

Stiamo assistendo in queste settimane ad una legittima, quanto tardiva, indignazione di parte della società civile, rispetto alla mercificazione del corpo femminile che i festini di Mr B. hanno portato alla ribalta. Indignazione ben incanalata e sfruttata da buona parte della sinistra che, non smentendosi mai, scende in piazza per chiedere le dimissioni di un premier pappone che ammalia gli italioti col trito e ritrito stereotipo del self made man, questa volta in salsa macho latino, e  chiede alle donne di fare la loro parte: “se non ora quando”…

Ma le donne, quelle buone e quelle cattive, con il proprio corpo ci fanno i conti da sempre: corpo svenduto per pochi euro con la tratta delle clandestine, corpo legittimamente venduto nella prostituzione esercitata come libera scelta, corpo violentato e ucciso da troppi uomini-padri-padroni, corpo che cura altri corpi nel difficile mestiere della cura e della  badanza, corpo precario che si ostina a inseguire il miraggio di un posto di lavoro stabile e si ingegna giorno dopo giorno per mettere insieme un salario dignitoso, corpo soggetto e oggetto di piacere, corpo mutilato dagli aborti clandestini e dalla barbara pratica dell’infibulazione, corpo di donna e non solo/per forza di madre. Continua la lettura di Corpi in vendita: Da Arcore a Torino passando per i consultori

One Solution.Revolution.

Come ci si sveglia il giorno dopo la rivoluzione?Non ci si sveglia.

Piazza Tahir, il Cairo e l’intero Egitto a dormire non ci sono mai andati. Non l’hanno fatto per le 18 lunghe notti che hanno accompagnato la rivolta del popolo, non l’hanno fatto tantomeno nella notte tra il venerdì e il sabato scorso. C’era da festeggiare e festeggiarsi per la grande vittoria, le dimissioni del Raìs Mubarak, ormai da troppo tempo alla guida di un paese che seguendo la scia dei gelsomini rivoluzionari provenienti dalla Tunisia, ha deciso di dire basta, scendere in piazza, deciso,unito. Sembra addirittura quasi ormai lontano quel martedì di Gennaio da quando Piazza Tahir si è andata riempendo e mai più svuotando, partendo dalle intifade del 25 e del 28 contro la polizia, passando per i violentissimi scontri del 2 febbraio tra  i “fedelissimi” sguinzagliati dal regime e la piazza che decise di resistere tra lanci di molotov, sampietrini e attacchi a cammello, sino ad arrivare al boato di gioia che alle 17 di venerdì scorso ha scosso il cuore degli Egiziani e non solo. Si è fatta la storia e indietro non si torna, tanto nessuno sembra averne minimamente l’intenzione.

Il giorno dopo l’Egitto ha voglia di riniziare; “Yesterday I was demonstrating, today I build Egypt.” E lo fanno sul serio. Centinaia di scope sono lì a battere contro l’asfalto, c’è voglia di pulito e pulizia, dai palazzi del potere alla piazza. L’emozione di Azzurra in diretta telefonica dal Cairo e le mille voci che le si alzano intorno fanno il resto, oltre che far venire i brividi.

“La libertà è responsabilità”. Proprio così.

E la libertà in Egitto l’hanno voluta, se la sono conquistata.

Domenica mattina ci si sveglia meglio. Due dittatori in meno. Due popoli vittoriosi.
[bluto]
Ascolta la voce di Azzurra in diretta dal Cairo

Noi abbiamo deciso da che parte stare

Diritto alla Casa Zona San Paolo

Questa mattina, giovedì 3 febbraio, un folto numero di solidali dello Sportello “Diritto alla Casa di Zona San Paolo”, o più semplicemente abitanti del quartiere e non, si è ritrovato per la seconda volta davanti al portone di via Frejus 83 per impedire che il terzo accesso di sfratto notificato a Massimo e Cinzia ,insieme ai loro due bambini, venisse eseguito. La mattinata è fredda, ma fin da subito a riscaldarla è bastato il calore della gente; dai semplici passanti ai vicini di casa, dai negozianti di zona alle famiglie anch’esse sotto sfratto. La solidarietà attiva e la complicità sono state le uniche armi messe in campo questa mattina in borgo San Paolo. [continua]

Incontriamoci lunedì 31 gennaio alle ore 21,00, presso la sala circoscrizionale in corso Ferrucci

http://www.youtube.com/watch?v=lwd1Fsip6kw

Verso il 1 marzo 2011 Primo marzo 2010. Sono tante le immagini di quella giornata stampate nella nostra memoria. Quella della gente che vaga stupita tra le poche bancarelle aperte in una Porta Palazzo quasi vuota. Porta Palazzo, il mercato all’aperto più grande d’Europa, ha fatto sciopero: i venditori e i migranti addetti al montaggio delle bancarelle hanno incrociato le braccia. Oltre il 90% le adesioni a questa giornata di lotta.

– continua –

Gli Squali Sergio.

Ascolta l’intervista da radio Blackout

Uno squalo dalle fauci zozze di sangue teschi e denaro con un semplice Sergio scritto sul muso sfida il vento, occhi vitrei e lattiginosi mentre divora tutto.

Questa mattina, fin dalle nove, per le strade della solita grigia Torino
si sono concentrati in corteo lavoratori – tantissimi – studenti e realtà
antagoniste cittadine per il corteo della Fiom. Il risultato del
referendum di Mirafiori deve aver scaldato gli animi, la partecipazione è
di migliaia di persone. Lo spezzone studenti e lavoratori, dietro lo
striscione “ci avete tolto troppo, ci riprendiamo tutto” Continua la lettura di Gli Squali Sergio.

Audio della 2 giorni: Cocinar la resistencia, Construir l’autonomia

– da il-legale.noblogs.org – in aggiornamento

Il 14 e 15 gennaio si è svolta a Torino una due giorni come primo momento atto a definire un terreno concreto e degli obiettivi praticabili per una autocostituente rete di sportelli e collettivi che ponga il radicamento nel territorio e il cambiamento reale della qualità della vita delle persone che incontra come obiettivo. La precarietà come condizione esistenziale, strutturale e generalizzata è stata la parola d’ordine della due giorni.

Venerdì 14 gennaio il primo incontro a Palazzo Nuovo sulla filosofia del libro bianco di Sacconi con Nicola Casale, Andrea Fumagalli e un contributo del gruppo Me-DeA. Ascolta gli audio:

Nicola Casale – prima parte Nicola Casale – seconda parte

Andrea Fumagalli

Gruppo Me-DeA

14-15 gennaio – cocinar la resistencia, construir l’autonomia

Rete Diritto alla Casa piemontese – A.L.A.TO. – Sportello Il-Legale

Programma

“La precarietà come condizione di vita diffusa, la crisi economica e sociale come momento di rottura dello schema globale. Il vuoto della rappresentanza e la percezione concreta di un’assenza di futuro come prospettiva, come vicolo cieco in cui un’intera generazione e se vogliamo un intero tempo sembrano costretti.

Alcuni gruppi di precar@ si organizzano per costruire nuove istituzioni dal basso, praticando forme di resistenza condivise con lo scopo di ricostruire spazi comuni di dissenso per mettere in moto meccanismi di trasformazione dell’esistente per dare risposte concrete ai propri bisogni e a quelli dei propri simili.” [continua]