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La vita, i desideri, le ambizioni, le preoccupazioni, le difficoltà della gente della Zona e come il gabrio c’entra.

Comunicazione e creazione di immaginari di paure e odio

Quando si attraversa una crisi il ruolo dei mezzi di comunicazione di massa è più che mai strategico.
L’attuale emergenza sta mostrando come i media non vengano utilizzati per diffondere informazioni chiare, scientificamente fondate che possano aiutare tutte e tutti a capire la situazione in cui ci troviamo.
Non vengono distinti i comportamenti rischiosi da quelli non rischiosi, non viene spiegato per quale motivo il virus ha catapultato il nostro paese in una situazione di emergenza, non vengono minimamente evidenziate le responsabilità politiche di chi da anni in nome della maggior efficienza del mercato ha tagliato la spesa pubblica e regalato soldi al privato, non vengono proposti approfondimenti sul modo in cui il sistema capitalista ha facilitato il salto di specie del virus.
Giornali e telegiornali quotidianamente abdicano alle loro funzioni di informazione e di inchiesta per ridursi a strumento di parte che serve ora a implementare le politiche repressive di un governo che pare non sapere che pesci pigliare, ora a amplificare le sterili polemiche tra i partiti di governo e di opposizione, che neppure nel mezzo di una pandemia abbandonano la logica della ricerca del consenso elettorale.
L’informazione così strutturata diventa un coacervo di dati non analizzati, di informazioni confuse e contraddittorie, di titoloni sensazionalistici falsi, fatti solo per ottenere qualche like, di solito smentiti dal contenuto stesso dell’articolo (che però è a pagamento e non viene quasi mai letto).
Si crea così un clima di paura e incertezza che non permette alla persona di avere strumenti per valutare con oggettività e serenità la reale situazione di rischio e autodeterminarsi nelle proprie scelte di tutela per sè e per l* altr*.
Il virus ci dimostra ogni giorno le falle del sistema: innanzitutto evidenzia come il modo di produzione capitalista sia il primo responsabile del verificarsi del fenomeno dello spillover (il passaggio di un virus da una specie animale all’uomo) e quindi il primo responsabile del diffondersi di pandemie di questo tipo. [per un approfondimento rimandiamo all’articolo https://urly.it/35fqr e al libro Spillover di David Quammen]
In che modo lo evidenzia? Ricordandoci che la maggior parte dei virus oggi in circolazione sono zoonosi (tra le tante: la rabbia, l’aids, l’ebola, l’aviaria, la Sars o influenza suina), cioè sono virus che vivono nel corpo degli animali (senza causargli danni) e che hanno fatto il salto di specie e sono diventati “adatti” all’uomo. Il salto di specie non avviene per caso o per magia, ci sono delle condizioni che lo rendono più frequente e quindi più pericoloso. In particolare ad essere pericoloso è la misura sempre crescente con cui l’uomo invade e si appropria di habitat prima riservati ad altre specie animali e vegetali (con i loro patogeni sconosciuti!). La deforestazione e l’appropriazione di territori sempre più vasti da sottomettere alle esigenze produttive, siano queste il nuovo inurbamento, l’espansione senza limite delle metropoli, l’estrazione di risorse naturali o la destinazione degli stessi spazi alla coltivazione di monoculture, all’allevamento intensivo, alla costruzione di altri impianti produttivi, non riducono solo lo spazio riservato alle altre specie ma anche lo spazio che le distanzia dall’uomo e così rende più facile e probabile il famigerato salto di specie. Il modo di produzione capitalista per prosperare deve in ogni modo incentivare la produzione e il consumismo e per fare questo interviene pesantemente nell’ambiente circostante. Il virus ci ricorda che questo intervento ha delle precise conseguenze non solo sulla salute della terra ma anche sulla salute delle persone e sulle loro possibilità di sopravvivenza.
Ma questo aspetto, per quanto fondamentale non è l’unico che viene messo alla berlina dal virus.
Il virus ci parla anche dei danni dell’inquinamento, delle crescenti diseguaglianze sociali di cui è ammalata la nostra società, ci svela anche come il mercato non sia il migliore strumento per allocare le risorse ma uno strumento di rapina che ridistribuisce la ricchezza che ogni giorno tutt* insieme creiamo solo verso l’alto (verso pochi privati che si arricchiscono impossessandosi di quelli che dovrebbero essere soldi che insieme potremmo decidere di destinare alla costruzione di beni comuni per tutt*: un adeguato sistema sanitario, in grado di far fronte alle prossime emergenze, un adeguato sistema di cura delle persone anziane e non solo, di tutte le persone che ne hanno bisogno, un adeguato sistema scolastico e tutto ciò che può contribuire alla costruzione di una società più equa).
Ciononostante giornali e telegiornali non dedicano un minuto all’analisi della situazione, alla messa in critica del sistema ma al contrario si impegnano a ri-legittimarlo contro ogni evidenza. Costruendo tutti i giorni un immaginario collettivo del “nemico” individuato in tutt* coloro che non sottostanno alla logica produci-consuma-crepa.
Chi esce per far distrarre l* bambin*, per fare una passeggiata in solitaria, ormai persino chi esce per fare la spesa al mercato o al negozietto di fiducia, viene additat* come nemic*, furbett*, indisciplinat*, e diventa il perfetto capro espiatorio su cui addossare la responsabilità dell’intera epidemia!!
Quei comportamenti non mettono a rischio la salute di nessun* e anzi sono vitali per il mantenimento della salute e della serenità in una situazione di forzata clausura, ciononostante vengono continuamente presi di mira, ridicolizzati e demonizzati, con notizie che con diverse varianti rimbalzano fino all’inverosimile, fino a cancellare tutte le altre, fino a far diventare l’unica notizia la non-notizia di un padre che esce per far fare una passeggiata a sua figlia.
In questo modo si distoglie l’attenzione dai veri responsabili della situazione di emergenza sanitaria: chi per anni ha tagliato la sanità, chi come confindustria ha incitato a continuare consumi e produzione, padroni e padroncini vari che continuano a mettere a rischio la vita dell* lavorator* mantenendo aperta l’attività in deroga al decreto (una possibilità prevista dal decreto stesso, e caldeggiata ancora una volta da confindustria).
Proviamo allora a rileggere l’informazione che ci propinano i giornali ogni giorno: se da una parte assistiamo alla continua criminalizzazione e demonizzazione di comportamenti individuali innocui che ci spingono a una insensata “guerra” tutti contro tutti – dall’altra è continuamente propagandata la retorica dell’unità nazionale: l’emergenza sanitaria viene dipinta come una guerra e si richiede a ognun* di fare la sua parte per la vittoria della nazione.
Come in guerra questa retorica dell’unità, dell'”insieme si vince”, della necessità dei sacrifici individuali, è falsa e fuorviante e serve a nascondere dietro la responsabilità “d* tutt*” delle precise responsabilità politiche.
Se non abbiamo posti in terapia intensiva, se non abbiamo respiratori, se non abbiamo personale medico sufficiente e, addirittura, se non ci sono sufficienti mascherine e dpi per il personale ospedaliero e gli ospedali continuano a essere uno dei posti dove maggiormente si diffonde il contagio, non è colpa di un runner, non è colpa dei genitori che portano i bambini a fare una passeggiata, non è colpa di chi va a fare la spesa. Ma non è colpa neppure del virus: è colpa dei tagli alla spesa pubblica e della privatizzazione dei servizi essenziali che sono stati portati avanti negli ultimi 30 anni.
Se il contagio sta rallentando solo ora è perchè con ritardo colpevole sono state chiuse le attività produttive.
Al contrario dei media, che dopo averlo sponsorizzato facendolo girare sulle loro pagine lo hanno prontamente rimosso e offuscato, noi ci ricordiamo ancora il video di Confindustria “Bergamo is running” in cui in nome delle superiori esigenze della produzione si minimizzava il rischio contagio, il video del 29 febbraio recitava testualmente: “Le attuali avvertenze sanitarie indicano che il rischio di infezione è basso”.
La storia è nota: Bergamo grazie alle pressioni di Confindustria non si fermerà e le immagini dei camion militari con le bare sono ancora stampate nella memoria collettiva, un po’ sbiadita purtroppo è l’immagine dei responsabili di quelle morti, perchè di questo i giornali ancora oggi si rifiutano di parlare.
Con l’avvicinarsi della fase 2 ci sembra importante ricordare quella storia per intero, perchè con una storia raccontata dai giornali sempre a metà, oggi come ieri è facile per Confindustria dettare la linea a governo e giornalisti.
Mentre l’Oms fa sapere che è “impensabile allentare ora le misure”( https://bit.ly/2UYmW6p ) il pressing di Confindustria si fa più incalzante: le ragioni degli industriali ancora una volta vengono amplificate dai giornali e sembrano essere le uniche ragioni valide e possibili. Se il governo a parole ha rimandato la fase 2 – non sembrava opportuno parlarne proprio alla vigilia di una pasquetta blindata – non sono mancate alcune misure spot e la promessa di nuovi provvedimenti se, con il passare dei giorni, “cambiassero le condizioni”.
La riapertura dei comparti produttivi in Italia – anche solo scaglionata – apparirebbe come una misura criminale se solo la si mettesse in relazione con l’affermazione dell’OMS e con la storia pregressa del nostro paese. E invece rischia di apparire come una misura di buon senso: per questo malinteso dobbiamo “ringraziare” i media.
Guardiamo più da vicino il lavoro fatto in questi giorni dai quotidiani online: la notizia dell’Oms non può essere taciuta ma la si mette in correlazione esclusivamente con l’aumento dei controlli sui cittadini, si procede come al solito a creare spauracchi facili da individuare, la gita di pasquetta, le persone che escono in strada, questi sono gli unici rischi che individua LaRepubblica.it e contro i quali ci si può comodamente difendere con un po’ più di polizia e di multe ( https://bit.ly/2UVXyhC e poi ancora https://bit.ly/2VmjotX ).
Non una parola sul rischio derivante dalle 90.000 imprese che già lavorano in deroga al decreto grazie all’autocertificazione inviata ai Prefetti, autocertificazioni che non sono state ancora controllate.
Non una parola sui veri rischi che la fase 2 con la riapertura di ancora più imprese può comportare.
Il rischio connesso alla riapertura delle fabbriche viene classificato come “medio”. Questo quando quello che sappiamo è che: ci sono alte probabilità che il virus nei luoghi chiusi si diffonda anche tramite aeresol https://bit.ly/2JT94UX (sappiamo cioè che il rischio di trasmissione per via aerea esiste solo nei luoghi chiusi, come ad esempio le fabbriche); non ci sono ancora mascherine a sufficienza per proteggere quei luoghi chiusi in cui maggiormente si sta diffondendo il contagio, ovvero ospedali e RSA, (https://bit.ly/34oDOGN ) e quindi non si capisce come potrebbero essere adottate nelle fabbriche misure di sicurezza idonee a impedire il contagio; infine i protocolli di sicurezza finora adottati dalle imprese aperte non sono stati in grado da impedire il contagio neppure in quei settori dove si trova la parte più fragile della popolazione https://bit.ly/2JVAfyk.
Questa non è informazione ma propaganda e lo scopo ancora una volta è quello di confondere le acque e nascondere le responsabilità dei padroni e del capitale. I giornali con i loro titoloni ci dimostrano ogni giorno che una guerra c’è ma non è quella contro il virus, è la guerra di classe, non lasciamo vincere i padroni.

Storie di Ordinaria Repressione

Ieri un nostro compagno è stato multato mentre volantinava a poca distanza da un supermercato davanti al quale stavamo facendo una raccolta di beni di prima necessità SOSpesa.

La dinamica dei fatti porta indietro nel tempo, a maggior ragione alla vigilia del 25 aprile. Una vera e propria retata “in nome della guerra al Covid”, scattata nel pomeriggio di ieri in piazza Robilant: due volanti dei carabinieri e due jeep hanno chiuso le uscite e tutti coloro si sono ritrovati in trappola sono stati perquisiti e identificati.

La situazione ha preso una piega ulteriormente grave, seppur grottesca, quando ad una ragazza che riprendeva la scena da film poliziesco dal balcone, è stato intimato di scendere per farsi identificare.

La peggio però è stata riservata al nostro compagno che è stato minacciato, portato in caserma, perquisito corporalmente e multato. L’intento dei carabinieri sembra esser stato proprio quello di esercitare il loro potere ad ogni costo: inutile mostrare i documenti che attestano l’adesione del compagno all’associazione Amici di Via Revello e dimostrare il carattere solidale dell’attività svolta (che sta attualmente mettendo alcune pezze alla disastrosa gestione statale delle problematiche conseguenti le misure anti-Covid): il far parte di un centro sociale che alle confuse memorie dei carabinieri indirizzava al movimento NoTav e all’antiproibizionismo è stato sufficiente, di fatto, per motivare fermo e contravvenzione.

Ci chiediamo se il trattamento speciale riservato al compagno in questione sarebbe stato il medesimo, se avesse tranquillamente mentito dicendo che stava andando a fare la spesa al supermercato nei pressi, anziché rivendicarel’attività solidale che stava svolgendo.

Ci chiediamo se l’arroganza e la determinazione nel porre fine al volantinaggio sarebbe stata la stessa ,se i volantini non avessero recato la firma di un centro sociale.

Ci chiediamo se sia una prassi normale in una caserma umiliare, spogliare ed obbligare piegamenti davanti agli agenti una persona , qualsiasi cosa essa abbia fatto o qualsiasi cosa ci sia scritta nella sua fedina penale.

Uno stato che sta lasciando morire abbandonate nelle proprie case centinaia di persone e ne sta emanando la stessa condanna per altrettante imprigionate nelle RSA, nelle prigioni, nei CPR; uno stato che non garantisce ai medici, agli infermieri, agli OSS minime condizioni per lavorare in sicurezza e allo stesso tempo freme per riaprire nuove attività produttive, ignorando il disagio economico, la povertà e la disperazione dilaganti, non ha altro da fare che individuare e reprimere la solidarietà Popolare?

Ironia della sorte, il fermo e la perquisizione sono state condotte da un assembramento di forze dell’ordine per lo più senza mascherina, mettendo in pericolo la salute delle persone fermate, nello stesso tempo in cui venivano accusate di essere untrici.

E’ chiaro che questo episodio di repressione che non ci fermerà. Non rispettare norme illogiche, avendo comportamenti non pericolisi né per sé né per gli altri è una pratica giusta e da rivendicare, prima che questo Stato repressivo, che ci vorrebbe obbedienti, silenziosi e a capo chino di fronte alle sempre più spavalde intimidazioni poliziesche,diventi “la nuova normalità”.

Andremo avanti con la nostra attività, a testa alta e a pugno chiuso.

Le nostre riflessioni sullo stato di emergenza

Le ultime settimane hanno segnato le nostre vite in modo profondo, facendoci piombare in una realtà che pensavamo distopica, ma che ci è arrivata addosso cambiando radicalmente le nostre vite. Una realtà che non eravamo (e non siamo) pronti ad affrontare, un cambio epocale di fase di cui dobbiamo ancora capire la reale portata. Allo stesso modo abbiamo sentito l’esigenza, come sempre, di superare le difficoltà individuali e personali, nel collettivo. Per questo negli ultimi giorni abbiamo creduto fondamentale parlare, discutere e confrontarci su quello che ci stava (e ci sta) accadendo. Il risultato è questo documento, una prima elaborazione, sicuramente parziale, che vuole essere un tentativo di condividere pensieri, timori, paure, proposte e rivendicazioni.

La prima cosa che questa pandemia ha dimostrato, in Italia, è il pessimo livello di salute del Servizio Sanitario Nazionale, che ancora nella mitologia popolare veniva citato come un fiore all’occhiello del nostro paese. Dopo 30 anni di politiche liberiste caratterizzate dall’aziendalizzazione della salute, da tagli progressivi al personale e ai posti letto e da esternalizzazione dei servizi, con finanziamenti sempre maggiori ai privati, il SSN mostra evidentemente le sue carenze. È noto a tutti che l’Italia è uno dei paesi OCSE più in basso nella classifica di spesa per la Salute (nel 2018 spendevamo il 68% in meno della Germania, il 47% in meno della Francia) e questa differenza di spesa non è senza conseguenze: per capirci la Germania ha 28.000 posti letto in terapia intensiva, mentre l’Italia ne ha soli 5.000, a fronte di una popolazione solo di poco inferiore.
Le proposte del Governo per sopperire a tale carenza sono perlopiù insufficienti e regressive: richiamare a lavoro gli operatori in pensione (paradossale se non irresponsabile, vista la raccomandazione del Consiglio dei ministri, per cui le persone anziane non devono uscire di casa); bloccare le attività ambulatoriali; cancellare i limiti all’orario massimo di lavoro per il personale impegnato nella gestione dell’emergenza; fare accordi con il privato non convenzionato.
Ancora una volta i costi economici non sono ripartiti in maniera equa e proporzionale ma si scarica il peso dell’emergenza sul pubblico e su una fascia della popolazione, si sacrificano i diritti del lavoro e si nascondono gli effetti reali che questa misura avrà sulla vita delle persone trasformando (il personale sanitario?) in eroi, costringendoli a invisibilizzare i propri problemi e i propri bisogni, schiacciati come sono tutti i giorni nelle pagine dei quotidiani tra santificazione e martirio. Nel frattempo si ragiona già di scegliere chi salvare in base all’età: qualche anno di troppo potrebbe costarti il posto in rianimazione. Continua la lettura di Le nostre riflessioni sullo stato di emergenza

Eric Gobetti – Giorno del ricordo, retorica e revisionismo delle foibe.

LE FOIBE NON FURONO LA SHOAH DEGLI ITALIANI!
Facciamo un po’ di chiarezza sui falsi storici intorno alla narrazione delle vicende del confine orientale che i partiti ci impongono!
Si tratta dell’ennesimo esempio di come, tra gli anni Novanta e l’inizio del nuovo millennio, la politica del nostro paese abbia costruito in modo bipartisan una narrazione ufficiale di tipo sciovinista, altamente patetica e auto-indulgente.
Ecco il video integrale dell’assemblea del 5 febbraio con Eric Gobetti, storico e antifascista, con cui facciamo chiarezza sulle falsità e sul revisionismo riguardo la celebrazione del giorno del ricordo, che specialmente di questi tempi, sono sulla bocca di tutte/i.
ringraziamo Manuel e Fabrizio per le riprese e le foto.
CSOA GABRIO – ZONA SAN PAOLO ANTIRAZZISTA

Solidarietà a Gobetti, assemblea di mercoledì 5 febbraio confermata

Il Centro Sociale Gabrio promuove mercoledì 5 febbraio alle ore 18:30 in Corso
Ferrucci 65D un’assemblea e dibattito antifascista sul “Giorno del ricordo” con
l’intervento dello storico Eric Gobetti.

Ci troviamo ad affrontare nei nostri territori una preoccupante espansione da un
lato di gruppi e partiti fascisti e neofascisti, con sempre maggiore legittimazione
istituzionale; dall’altro alla diffusione di narrazioni falsate e strumentali alla
propaganda politica neofascista. Ci sembra importante costruire insieme al
quartiere un percorso antifascista partendo dal confronto, l’autoformazione
collettiva, la presa di parola e spazio e la costruzione di azioni in quartiere e in
città.

L’iniziativa e lo stesso Gobetti sono stati attaccati dal gruppo neofascista di
Aliud, legato a Fratelli d’Italia che si è insediato nel quartiere San Paolo proprio
promuovendo narrazioni che celebrano il colonialismo italiano e una società
patriarcale e omofoba. Il corpuscolo di fascisti ha minacciato di impedire lo
svolgimento dell’assemblea lanciando accuse di “revisionismo” e
“negazionismo”. Tali accuse sono ridicole da parte di chi fa del revisionismo
storico lo strumento di propaganda e di legittimazione della propria violenza
verbale e politica, ieri come oggi.

Tra pochi giorni infatti si “celebrerà” il “Giorno del ricordo” istituito nel 2004 da
una legge frutto di un accordo bipartisan promosso da Luciano Violante e
Gianfranco Fini durante il governo Berlusconi. Si tratta di una giornata
commemorativa delle foibe e dell’esodo di persone italiane dai territori del
litorale adriatico durante e dopo la fine del secondo conflitto mondiale.
Quel momento storico vogliamo raccontarlo tutto, senza omissioni, così come
facciamo il 25 aprile a differenza dei neo-fascisti e delle commemorazioni
retoriche istituzionali.

Vogliamo svelare i limiti e gli obiettivi della narrazione promossa dal “Giorno
del ricordo” che è parziale nel racconto del contesto e falsata nei fatti che intende
ricordare. È strumentale e funzionale ad una visione vittimista e nazionalista,
alla rimozione dalla memoria collettiva delle violenze fasciste nell’area e dei
crimini di guerra del colonialismo italiano.

La narrazione che ha generato il “Giorno del ricordo” è revisionista, stravolge
metodo e fonti storiografiche ed è particolarmente pericolosa per la pretesa di
“obiettività” e “neutralità” di fronte all’opinione pubblica.
Vogliamo smascherare il fascismo che esiste nelle scelte politiche dei nuovi
gruppi identitari e nelle narrazioni dei revisionisti.

Ci vediamo il 5 febbraio alle 18:30 in Corso Ferrucci, 65D per conoscere ed
approfondire insieme i fatti che alimentano la narrazione sulle foibe.

Per rispondere agli attacchi neofascisti torniamo in strada sabato 8 febbraio alle
ore 17:00 in Via Paolo Borsellino angolo Corso Vittorio sotto le foto dei
partigiani trucidati dentro le Carceri Le Nuove, per una biciclettata rumorosa e
antifascista.

CSOA GABRIO – Zona San Paolo Antirazzista

31/07/1942 LOSKA DOLINA (KRIZNA GORA)  TRUPPE ITALIANE FUCILANO CINQUE OSTAGGI NEL PAESE DI DANE.  Foto di di Ermino Delfabro, partigiano e fotografo di Gradisca d’Isonzo.
31/07/1942 LOSKA DOLINA (KRIZNA GORA)
TRUPPE ITALIANE FUCILANO CINQUE OSTAGGI NEL PAESE DI DANE.
Foto di di Ermino Delfabro, partigiano e fotografo di Gradisca d’Isonzo.

Corteo Antifascita – Rispediamoli Su Marte

⚠⚠ !Chiamata Antifascista! ⚠⚠
Corteo Antifascista
per le vie di Zona San Paolo
⚠⚠ RISPEDIAMOLI SU MARTE ⚠⚠

Sabato 26 Ottobre | ore 15,00
Via Monginevro angolo Via Genola

Aliud, organizzazione che si definisce “destra identitaria” ,ha annunciato l’inaugurazione della loro nuova sede in via Sestriere 9.

Si auto-definiscono nazionalisti e sovranisti, ma in realtà altro non è che la solita feccia fascista!
Blaterano di identità e tradizione, provano a vendersi come un’alternativa al sistema, ma da sempre sono i più abili lacchè di potenti e padroni.

Zona San Paolo oggi è un quartiere ad alta densità migrante, un quartiere che in passato fu Operaio, Antifascista e Partigiano, le sue strade ci raccontano storie di fame, di lotte disperate, di resistenza eroica e di sangue versato per la libertà.
I fascisti con le loro idee razziste, sessiste e omofobe non saranno i benvenuti, né qui né altrove.

San Paolo rifiuta il fascismo,
rispediamoli su Marte!

25 aprile – Ora e sempre Resistenza

☆25-26-27 APRILE☆
TRE GIORNI CONTRO FASCISMO, RAZZISMO E SESSISMO

☆25 Aprile in Borgo San Paolo
-Via Di Nanni Pedonale-

•Dalle ore 14,00 per tutto il giorno :
musica, grigliata, area bimbi/e, banchetti, distro, Torneo di biliardino e giochi popolari .

•Ore 15,00
Corteo per le vie di Borgo San Paolo nei luoghi della Resistenza .
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☆26 Aprile
Csoa Gabrio- via Millio 42

•Ore 21,00 proiezione di :
“La battaglia della ferrovia ”
Regia di Daniele Gaglianone e Paolo Gobetti

•a seguire Proiezione di :
“Libere ”
Regia di Rossella Schillaci

•Discussione finale con i registi su Resistenza e Cinema
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☆27 Aprile
Csoa Gabrio – Via Millio 42

•Dalle 23,00
Concertone Antifascista con :

☆FILIPPO ANDREANI
~”Il primo non esiste Tour” ~

☆ERRICO CANTAMALE
☆EUGENIO RODONDI

Sabato 17 novembre – Laboratori aperti al Gabrio

Siete tutti invitati ai festeggiamenti per la riapertura dei laboratori del Gabrio!

Vogliamo farvi conoscere i collettivi nati in questi 5 anni di occupazione di via Millio, condividendo con voi il frutto delle nostre gioie e fatiche, con esposizioni, attività aperte e dimostrazioni pratiche.

Vi aspettiamo al secondo piano con il bar e un buffet offerto dai vari collettivi, il tutto condito con Dj set a cura di Black Dynamite Trio e dalle 17.30 concerti con Vandisky, Yuma e Muddy Mama Davis.

Collettivo Orto
Gila arti grafiche
Gabrio school of music
Hacklab
Cinespritz
Microclinica

5 e 6 ottobre – 24 anni di CSOA Gabrio

* 1994 * Centro Sociale Occupato Autogestito Gabrio * 2019 *

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24 ANNI DI GABRIO: LOTTA – SOLIDARIETA’ – AUTOGESTIONE
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• Venerdì 5 Ottobre 2018:

PROIEZIONE DI
The Harvest – Quando la semina non porta raccolto
Di Andra Paco Mariani (2017 – 73′)
Trailer

Migliaia di lavoratori stranieri sostengono oggi la più famosa eccellenza italiana: la produzione agroalimentare.
The Harvest è un docu-musical che racconta la loro condizione di quotidiano sfruttamento.

ORE 19 – APERICENA a sostegno del film
ORE 21 – PROIEZIONE
A seguire DIBATTITO con la presenza del regista

Evento in collaborazione con SPA – Spaccio popolare Autogestito e Gruppo di Acquisto Solidale Manituana

• Sabato 6 Ottobre 2018:

Dalle 23 @ CSOA Gabrio
(Ingresso a offerta libera)

EPIC TRASH NIGHT!
con Malormone Crew – Seba DJ – Trash Block

via Millio 42

Via Revello: una vittoria popolare

I giardini di Via Revello hanno aperto senza rumore e senza spreco ulteriore di energie come è giusto che sia per un spazio verde che è già diventato un piccolo luogo di pace per fuggire al traffico e al caldo della città.

Ha aperto senza i consueti video su facebook a cui l’Appendino ci ha abituati e che è ormai evidentemente costituiscono l’unica forma grillina di partecipazione e dialogo con la città.

Ha aperto senza trionfalistici articoli di giornali da parte dell’assessore Unia che non perde mai occasione per professare il suo credo nel verde salvo prestare aggratis i parchi ai privati (vedi il salone dell’automobile al Valentino) o abbandonarli al loro destino (come il parco Michelotti).

Eppure in questi 4 anni di lunga attesa intercorsi dalla riconsegna del vecchio stabile del Gabrio e l’apertura il 1 luglio del giardino ne abbiamo visto di prese di posizioni piene di sorrisi bugiardi e quindi ora perché tutto questo silenzio?

Noi una risposta proviamo a darla: perché è una vittoria delle donne e degli uomini che abitano questo quartiere non certo della giunta targata 5 stelle. Solo la tenacia, le proteste e la pressione effettuata sulle amministrazioni tandem Fassino/Appendino dalle persone e dalle associazioni di quartiere hanno saputo strappare alla consuete speculazioni il nuovo giardino segnando una discontinuità con destino di tutte le aree pubbliche abbandonate utilizzate per far cassa svendendole ai privati.

È un evento da tacere perché è in controtendenza con il patto di ferro sancito dall’idea della candidatura olimpica 2026 stipulato da Appendino con i soliti costruttori (o meglio cementificatori) che hanno devastato la città riempiendola di cantieri infiniti. Artefice del rinnovato “sistema Torino” l’istrionico vice sindaco e professore Montanari passato, in meno di due anni, senza battere ciglio dalle barricate sui beni comuni ai brindisi in collina con gl’impresari dei supermercati: ogni uomo, come sempre, ha il suo prezzo!

È un evento da non pubblicizzare perché è la conferma che è ancora possibile dal basso difendere i propri spazzi e rivendicare una migliore vivibilità in una città che è la più inquinata del mondo: è possibile lottare dal basso contro il sistema delle speculazioni e vincere!

È questo che dà più fastidio in comune vista anche la scelta di procedere senza sosta allo sgombero degli spazzi liberati: Fenix e Manituana sono solo gli ultimi della lista.

Noi questa vittoria la dedichiamo idealmente ai nostri compagn*, Nico, Anna, Walter e Nino che oggi non ci sono più, ma che hanno dato a lungo il loro impegno, idee, energie e gioia per dare vita a quello che era il centro sociale Gabrio nella sua vecchia sede di via Revello e animare quel genius loci che ha saputo schiantare, per una volta, i trolls del cemento.

A noi il giardino piace così pieno di verde e poco crediamo nel percorso partecipato per attrezzarlo: scommettiamo che i 300mila € promessi da Unia magicamente spariranno probabilmente nel calderone olimpico.

San Paolo Ribelle

CSOA GABRIO