Archivi categoria: Antirazzismo

IL LUPO VESTITO DA AGNELLO

L’ipocrisia delle modifiche al Decreto Sicurezza in un’Europa che si fa sempre più fortezza

In questi giorni, quotidiani e telegiornali hanno aperto con alcuni titoloni sull'”abolizione” dell’odioso Decreto Salvini. I leader del centro sinistra si sono lanciati in annunci trionfali, intonando inni al ritorno ad un Italia più accogliente ed umana.
L’ipocirsia o l’ingenuità di chi canta vittoria davanti a così tanta pochezza, fingendo di non essere a conoscenza della linea sempre più dura e disumana che adoterrà l’Unione Europea in tema di gestione dei flussi migratori e di controllo dei confini non ci sorprende e manifesta, se mai ce ne fosse ancora bisogno, quanto le decisioni istituzionali in materia di migrazioni siano inscindibili da un razzismo dilagante sempre più discriminatorio.

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PRESIDIO SOLIDALE SOTTO LE MURA DEL CPR E CONSEGNA PACCHI DI CIBO E BEVANDE AI RECLUSI

_SABATO 17 OTTOBRE_

PRESIDIO SOLIDALE SOTTO LE MURA DEL CPR E CONSEGNA PACCHI DI CIBO E BEVANDE AI RECLUSI

Ritrovo H 15 in Corso Brunelleschi angolo Via Monginevro

Nelle strutture detentive non esiste l’emergenza sanitaria, in questi mesi tante sono state le rivolte, in carceri e #CPR, contro le condizioni infami che i reclusi devono vivere quotidianamente e contro delle istituzioni totali che non hanno senso di esistere. Nei CPR il coronavirus non esiste, non esistono distanza di sicurezza, nè forme di prevenzione, nè quarantene, nè tamponi. Il CPR resta un luogo di sospensioni dei diritti, dove violenze di varie forme sono agite quotidianamente dalla sorveglianza poliziesca e dai gestori di questi lager chiamati centri di permanenza per il rimpatrio. Oggi più che mai è fondamentale portare solidarietà ai detenuti per supportare le loro lotte determinate!

MAI PIU’ CPR MAI PIU’ LAGER

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????8/7/19 – 8/7/20???? | No Justice, No Peace

Nella notte tra l’8 e il 9 Luglio 2019, Faisal Hossein, 32enne originario del Bangladesh, perdeva la vita tra le mura del Centro di Permanenza per il Rimpatrio di Torino (CPR).
Faisal al momento della morte si trovava rinchiuso in una  delle celle dell’Ospedaletto,struttura dal nome riconducibile ad un presidio medico, ma che in realtà consiste in una vera e propria gabbia usata dalle forze dell’ordine come sezione di isolamento punitivo.
Forse non sapremo mai cosa sia successo quella notte a Faisal perché le videocamere di sorveglianza dell’ospedaletto non funzionavano ed il PM ha archiviato il caso impedendo alla famiglia di costituirsi parte civile. Quello che sappiamo però, dalle testimonianze degli altri reclusi, è che Faisal quel giorno stava molto male, che chiedeva aiuto da ore, così come chiedeva aiuto a suo nome il compagno di cella mentre lo vedeva spegnersi lentamente .
Oggi, ad un anno di distanza da quella morte atroce, vogliamo con ancor più forza la chiusura immediata delle strutture detentive per migranti, giustizia per Faisal, per Vakhtang, per Hassan  e per tutte le persone morte nei CPR prima e dopo quell’8 Luglio 2019.
Oggi ,come da sempre, pretendiamo giustizia per tutti i reclusi e tutte le recluse che in questi anni hanno subito la detenzione tra le mura di quei dannati lager razziali e la deportazione forzata verso paesi da cui erano scappati e scappate con ogni mezzo, con tanto coraggio e con tutte le speranze.
Mai più Cpr
Mai più Lager
Stop razzismo di stato!

Black lives matter | 27 giugno 2020, ore 15

Da un mese sono esplose le proteste negli Stati Uniti in seguito all’ennesimo assassinio per mano poliziesca di un uomo afroamericano, George Floyd. “I can’t breathe” , sono state le parole pronunciate più volte da George prima di morire soffocato da un poliziotto, le stesse che disse Eric Garner nel 2014 a New York mentre un agente lo soffocava con il suo corpo, dopo averlo fermato per la vendita di sigarette di contrabbando. La morte di Garner, assieme a quella del diciottenne Michael Brown, ucciso durante un controllo in auto, e all’assoluzione del poliziotto che nel 2012 sparò al diciassettenne Trayvon Martin diedero vita al movimento Black Lives Matter, che oggi agita gli Stati Uniti, in rivolta contro il razzismo e per chiedere giustizia ed equità sociale.

Le lotte negli Stati Uniti sono cresciute grazie ad un grande accumulo di solidarietà e ottengono molte vittorie su campagne specfiche portate avanti a livello locale. L’eco delle proteste negli USA ha mobilitato e in alcuni casi infiammato moltissime piazze in giro per il mondo. In moltissimi e moltissime ci siamo riconosciut* in quel grido, perchè quotidianamente ci sentiamo soffocat* da questo sistema economico, politico e culturale.

Di questo sistema il razzismo è una pratica, un’operazione di violenza sistematica agita su più livelli, dall’uccisione di George Floyd all’esclusione sistematica della popolazione nera dai diritti, dal welfare, dal servizio sanitario, dal sistema di istruzione, dalle abitazioni dignitose, da certi tipi di lavoro. Non è difficile comprendere come le odierne proteste negli Stati Uniti siano una reazione alla violenza generalizzata subita da secoli e non si può pontificare, non senza apparire ridicoli, su quali siano le modalità più lecite di reazione alla violenza.

Anche da noi l’aria è pesante e la pandemia che sembra oggi in via di ridimensionamento ha evidentemente aumentato le disuguaglianze già profonde nella nostra società dove razzismo e sfruttamento sono elementi strutturali. Il grido di George Floyd e i movimenti sociali che hanno raccolto quel grido perchè non cadesse nel silenzio ci mostrano ancora una volta che auto-organizzazione e lotta sono gli unici strumenti per continuare a respirare.

La solidarietà è l’arma che abbiamo a disposizione e dobbiamo praticarla incrociando e sostenendo le lotte per scardinare razzismo e sfruttamento. Alle nostre frontiere, nel mar Mediterraneo si continua a morire annegati dalle mani dell’Europa, un olocausto taciuto di centinaia di migliaia di uomini e donne che muoiono nell’indifferenza. Nei campi migliaia di braccianti ricevono paghe da fame, costrett* a dormire in baracche di fortuna e la sanatoria di inizio estate del Governo sarà ancora una volta un provvedimento di emergenza e assolutamente insufficiente. Molte persone saranno costrette a continuare a vivere in  condizione di clandestinità: ricattabili all’estremo per lavorare, espellibili se finiscono tra gli ingranaggi infernali dei CPR (i Centri di Permanenza per i Rimpatri). In questi centri le condizioni di vita sono terribili e le proteste di chi è rinchius* praticamente continue, anche se circondate da indifferenza. L’accoglienza continua a essere argomento da campagna elettorale o affare su cui provare a lucrare, tutto ovviamente sulla vita delle persone. Razzismo, sessismo e fascismo godono di ampia legittimazione nel cosiddetto dibattito pubblico, che tra l’altro ha anche decisamente dimostrato (casomai ce ne fosse stato bisogno) come l’Italia abbia qualche ingombrante problema di rimozione del suo neanche troppo lontano passato coloniale.

Razzismo e sfruttamento sono la normalità di questo sistema alla quale non vogliamo tornare. Diciamolo chiaramente organizzandoci nelle lotte e diffondendo la solidarietà!

 

 

Ci vediamo sabato in piazza Castello!  

25 Aprile di lotta #PartigianeOvunque

????????25 APRILE DI LOTTA CONTRO FASCISMO, RAZZISMO E SESSISMO

Il 25 Aprile ricordiamo la lotta delle Partigiane e dei Partigiani per rendere reale il mondo libero che immaginavano per sé e per il futuro, le conquiste antifasciste di allora ma anche le tante lotte che oggi non smettono di sognare un mondo diverso, in cui conquistare e riconquistare spazi di libertà.
Non è un rito di commemorazione privata, non è una sfilata di buoni principi, è una pratica che ci unisce e rinnova il cammino di liberazione che percorriamo ogni giorno.

VAI ALLA PAGINA -> SEGUI IL FLUSSO RESISTENTE

CHIUDERE TUTTI I CPR, CHIUDERLI SUBITO!

In un contesto di sempre maggiore stretta delle misure di contenimento
dell’epidemia da Coronavirus, centinaia di persone rimangono recluse nei
CPR  a tempo indeterminato senza alcuna tutela per la propria salute
.

I DPCM che si sono succeduti in questi ultimi giorni e le misure prese
da diversi paesi in tutto il mondo, con il blocco dei voli per e
dall’Italia, hanno comportato la graduale chiusura delle frontiere ma
non per quanto riguarda i rimpatri
. Infatti, il 9 marzo 2020 è stata
inviata a tutti i questori una circolare in cui si esplicita che
“dovranno essere assicurate le attività relative all’espulsione
degli/lle stranieri/e irregolari”, come già anticipato nel decreto n.11
art.2 dell’8 marzo 2020 in cui tra le eccezioni del rinvio delle udienze
rientrano “i procedimenti di convalida dell’espulsione, allontanamento e
trattenimento di cittadini di paesi terzi”.
La macchina della detenzione e del disciplinamento va avanti anche per
quanto riguarda le retate che proseguono senza sosta e portano nuovi/e
trattenuti/e all’interno dei CPR.
A fronte di un’emergenza sanitaria di tale portata, risulta più che mai
evidente la violenza strutturale ed organizzativa dei centri di
permanenza per il rimpatrio (CPR).
Le condizioni sanitarie pessime, le scarse possibilità di accedere alle
cure mediche, il sovraffollamento e l’ingresso giornaliero di
poliziotti, civili e nuovi/e trattenuti/e,rendono di fattoimpossibile la
messa in atto delle norme sanitarie imposte dall’ultimo DPCM all’interno
di queste strutture.
Le poche e confuse norme che regolano il CPR, non prevedono aree
utilizzabili al ricovero e all’isolamento sanitario
.
Cosa succederebbe se si dovessero registrare casi di persone positive al
Covid-19 all’interno del CPR?
Se già in condizioni di non-emergenza è inaccettabile la detenzione
forzata di persone a cui non viene riconosciuta la libertà di esistere –
al di là della concessione di inserimento in categorie produttive
(lavoro o studio) e riproduttive (ricongiungimenti familiari) utili e
riconosciute dalla società – ancora di più l’attuale situazione di
emergenza rende maggiormente evidente il razzismo istituzionale che ha
già deciso chi è sacrificabile
!

L’unica soluzione applicabile è la chiusura definitiva di ogni centro di
permanenza per il rimpatrio e la liberazione di tutte e tutti
.

UNA LUCE PER FAISAL – UNA LUCE PER I DETENUTI E LE DETENUTE DEI CPR

Lunedì 8 luglio 2019 al mattino viene ritrovato all’interno dell’infermeria del CPR di corso Brunelleschi a Torino, il corpo senza vita di Faisal Hossein, 32 anni originario del Bangladesh, morto nella giornata di domenica. Continua la lettura di UNA LUCE PER FAISAL – UNA LUCE PER I DETENUTI E LE DETENUTE DEI CPR

Sabato 14 aprile – Dejavu & Gregory Palencia in Concerto a Torino from Venezuela

CSOA Gabrio – via Millio 42

dalle 22

CSOA Gabrio & UNDER STONE CLAN ,con la collaborzione dei giovani e le giovani della comunità latina di zona SanPaolo Antirazzista
presentano:

DEJAVU & GREGORY PALENCIA  – ” LOS CARA SUCIA DEL BARRIO ”

—-Hiphop from Venezuela—–

Arrivano in Italia per la prima volta per il Tour Europeo 2018

Si definiscono i rappresentanti della ” nuova era” ed il loro pezzi sono destinati a passare alla storia senza ombra di dubbio.
Quando si tratta di fare musica “Los Cara Sucia del Barrio” hanno armi affilate: il talento di Gregory e le rime belle, precise e taglienti di Dejavu. Un duo formidabile che attira i riflettori sul panorama del Rap e dell’Hiphop, nella sua espressione più ampia.
Gregory Palencia (José Gregorio Palencia Sevilla -1985 – Aragua, Venezuela) e Dejavu (Eliezer Polanco- 1989 – Carabobo, Venezuela) sono “Los Cara sucia del Barrio”, due compagni di lotta che danno vita a testi profondi sul loro Barrio e sulla situazione politica e sociale del loro paese: Venezuela.
Sono considerati tra gli esponenti più influenti dell’Hiphop venezuelano grazie alle loro canzoni, ascoltate sia dentro che fuori la repubblica.

Ingresso a sottoscrizione 5 euro

Ven 27 Gennaio 2017 – Cena Senegalese

Il Birrificio Autogestito del Gabrio è lieto di promuovere il ciclo:

CONFINI E FRONTIERE – CENE PER CONOSCERCI MEGLIO

La cena preparata dai nostri Chef del Ex-Moi prevede la scelta tra due piatti tipici senegalesi:
– Subuttala, piatto vegetariano;
– Duran Domoda, piatto con carne;

Per arrichire l’atmosfera è prevista la proiezione di un film-documentario di Djibril Diop Mambéty e l’esposizione dell’artista di strada Larì.

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D.D. Mambéty è attore e regista senegalese di talento, conosciuto universalmente grazie ai suoi film alla scoperta del Senegal, sua terra natale.
È considerato tra i più originali, visionari e sperimentali registi africani, portando alla luce un’abilità artistica condivisa anche dai suoi famigliari.

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L’esposizione artistica a decoro della proiezione è realizzata da un artista di strada senegalese, Larì, ed è dedicata a Djibril Diop Mambéty.