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Da domani apre la BibliotecAutogestita Goliarda Sapienza

 

❤️ Vogliamo ringraziare NORA Book & Coffee per averci donato questi e tanti altri libri meravigliosi!

Abbiamo scelto di intitolare la biblioteca a Goliarda Sapienza perché, sebbene fosse un’artista poliedrica, ha scelto la letteratura quale strumento comunicativo e artistico privilegiato. Goliarda nasce nella Sicilia degli anni ’20, figlia di un avvocato socialista e della sindacalista Maria Giudice, prima dirigente donna della camera del lavoro di Torino, e cresce in un clima di libertà nonostante il dilagante fascismo. Attrice all’accademia nazionale di arte drammatica di Roma, Goliarda scopre presto il suo vero amore, la scrittura. Da qui inizia a raccontare se stessa e il mondo attorno a lei come in un diario segreto, senza pudore o vergogna nella descrizione della realtà, la sua, quella di una donna libera dal pregiudizio e dalla morale. Ha scritto numerosi libri che hanno trovato fama e seguito più dopo la sua morte che durante la sua vita.

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BibliotecAutogestita Goliarda Sapienza

Venite a trovarci nella nuova Biblioteca Autogestita Goliarda Sapienza del CSOA Gabrio, prima biblioteca del quartiere San Paolo!

Siamo apertə tutti i lunedì:
10 – 13 • 16 – 20.

CSOA Gabrio – Via Francesco Millio, 42, 10141 Torino

👉 Pagina facebook (https://m.facebook.com/BibliotecAutogestita-Goliarda-Sapienza-106239768519186/)

📚 prossimamente catalogo online!

27 volte GRAZIE

Sono state delle giornate intense e ancora facciamo fatica a renderci conto della bellezza che ha attraversato e ci ha attraversato in quest’ultima settimana. Continua la lettura di 27 volte GRAZIE

❗️Nasce MICROPSY – Lo spazio di Ascolto Autogestito ❗️

Lo sportello Micropsy sarà attivo tutti i martedì dalle 18:30 alle 20:30 negli spazi della Microclinica Fatih!

Lo sportello é rivolto a coloro che attraversano un periodo di difficoltà ma non hanno la possibilità, o l’intenzione, di rivolgersi alle istituzioni sanitarie.

Per un accesso universale e libero alla salute e al sostegno psicologico!

???? La salute o é di tuttə o non é ????

Microclinica Fatih – Ambulatorio Popolare Autogestito
Csoa Gabrio

 

PER INFO :https://www.facebook.com/microclinicafatih.ambulatoriopopolareautogestito

 

Inaugurazione Ciclofficina RiderZ e Apertura Parete di Arrampicata Esterna

⭐ Domenica 21 Marzo ⭐
dalle ore 15
al Csoa Gabrio

Inaugurazione ciclofficina con RiderZ Torino     &          Apertura parete esterna di arrampicata!

  • Workshop di riparazione bici
  • Saldatura di telaii per creare bici MoStRuOsE
  • Musica e birre in quantità

⚠️⚠️ IMPORTANTE: PERCHé QUESTO EVENTO SIA POSSIBILE, NONOSTANTE SARà ALL’APERTO, VI CHIEDIAMO DI PORTARE LA MASCHERINA e di MANTENERE IL DISTANZIAMENTO. ⚠️⚠️

underscore_To* hacklab – corsi primavera/estate 08

ven 16 mag – GNU/Linux base
Che cos’è GNU/Linux , filosofia free software
ven 23 mag – Phyton
Il linguaggio di script pseudocompilato a struttura aperta e orientato agli oggetti
ven 30 mag – Bash e scripts
muoversi in una shell testuale
ven 6 giugno – Hardware base
scoprire l’architettura dei computer
ven 13 giugno – Vim
 il text editor per eccellenza
ven 20 giugno – Networking
 Basi di reti di computer e WI-FI
ven 27 giugno – Xhtml 1.0 e CSS2
accessibilità e grafica web
ven 4 luglio – Lamp
GNU/Linux Apache MySQL PHP 
Tutti i corsi inizieranno alle ore 21 nei locali di underscore_To* hacklab presso il csoa Gabrio
Come di consueto, l’offerta è libera: dateci quanto ci meritiamo, secondo le vostre possibilità

 

HO AMMAZZATO BERLUSCONI

torna a cinema

http://www.youtube.com/watch?v=HloSJFODdIk

 

Si può vivere per anni con una donna di sinistra, ma di sinistra sinistra, e poi votare per Silvio Berlusconi?
Per esser precisi: si può vivere con una donna di sinistra, votare per
Berlusconi e sperare che la vita prosegua come se niente fosse
accaduto? La domanda non è peregrina, e infatti Gianluca Rossi, e Daniele Giometto ne hanno tratto Ho ammazzato Berlusconi
(Italia, 2oo8, 88′), piccola opera indipendente, tanto nel senso della
produzione quanto nel senso delle idee. Sulla scorta di un libro di Andrea Salieri, il film racconta dell’ormai lontano 2oor; appena dopo le elezioni. In casa di Matteo (Alberto Bonanni) l’atmosfera è pesante. La sua Livia (Sabrina Paravicini) è in stato di agitazione. Riunita in salotto con le amiche, immagina improbabili contromisure. Dalla parete le osservano Che Guevara, nel ruolo storico, e Dario Fo,
nel ruolo di un caro parente. D’altra parte, così vuole la democrazia:
Berlusconi ha vinto, Berlusconi governa. Anzi, già che c’è, appare
anche in televisione, promettendo sfracelli uno dopo l’altro:
ovviamente, dal punto di vista di Livia.
Quanto a Matteo, lui preferisce chiudersi in un decoroso silenzio, che
abbia votato per il nuovo capo del governo, come sostiene la sua
compagna, o che solo si sia distratto e non abbia nemmeno votato. In
ogni caso, non è di sinistra sinistra. Come dirà più tardi a un
carabiniere, nella sua vita gli è capitato di votare un po’ per tutti,
e mai con entusiasmo. Ma torniamo al salotto rivoluzionario.
Disgustata, Livia se ne va di casa. In una notte buia e tempestosa, e
dal cielo le si abbatte in testa un’ala d’aereo. Ma ce n’est qu’un début, come si diceva una volta. Solo che allora s’aggiungeva continuons le combat, mentre
adesso Matteo non fa che precipitare verso il baratro. In quella stessa
notte buia e tempestosa, investe con l’auto un tale, che però non
muore. Muore invece quando lui, per errore, gli dà un colpo con il
crick. Allora, se lo porta a casa, lo ripulisce un po’ e scopre il
fatto: si tratta di Silvio Berlusconi, casualmente a passeggio sotto
l’acqua battente. Per rispetto, lo lava, lo pettina, lo trucca e gli
mette addosso quel che si trova in casa: una maglia dell’Inter. Molto
altro si potrebbe aggiungere, e infatti molto altro aggiunge il film.
Per esempio, che pur essendo morto e nel freezer di Matteo, Berlusconi
continua ad apparire in televisione. Oppure, che Matteo lo seppellisce
in giardino, mettendogli in bocca dei semi d’arancio, giusto per farlo
crescere e fruttificare. Ma qui basterà ricordare che alla fine nessuno
si preoccuperà della scomparsa del capo del governo. Il solo che invece
ne soffrirà, come per un fratello, sarà proprio Matteo. Se la politica
è questo – un uomo che parla in tivù, anche se è morto -, allora non
c’è più speranza. Al dunque, che cosa resta da fare, se non scavarsi
una fossa di fianco a quella di Berlusconi, mettersi in bocca dei semi
e poi ricoprirsi di terra? Almeno resta la speranza di dar buoni
frutti, prima o poi.
Da Il Sole 24 ore

WALZER CON BASHIR

torna a cinema

http://www.youtube.com/watch?v=-8f7n2VYF04

 

Valzer con Bashir (2008) di Ari Folman

 

Giustamente premiato ai Golden Globe, un piccolo gioiello da tutti acclamato.
Il Manifesto: …un lavoro duro e impressionante…
El Pais: …oltre ad avere un talento straordinario, Ari Folman ha un ammirevole coraggio.
Il Messaggero: Il risultato è un film che cambia tutto il modo di fare cinema.
Corriere della Sera: “Valzer con Bashir” si avvale di animazioni più realiste delle immagini reali.
Il Tempo: …un film di animazione più reale, e realistico, di un documentario dal vero.
Il Giornale: …un cartoon per adulti, toccante e mai fazioso, quasi un viaggio psicoanalitico dentro un’amnesia
individuale e collettiva insieme
.
Panorama: Un
film d’animazione che non è un cartoon, un racconto di guerra che è un
viaggio nella memoria, un documentario che evoca fantasmi…

Variety: …un qualcosa di speciale, strano, originale e potente.
The Times: …un film potente, pacifista, fortemente personale…

Valzer con Bashir - LocandinaGrande
successo (di critica e di pubblico) all’ultimo Festival di Cannes, un
terribile atto d’accusa verso ogni guerra che commuove coinvolge
indigna angoscia… e il tutto con un ammirevole eclettismo di
tecniche impiegate – secondo i casi animazione classica,
tridimensionale, flash ed effetti speciali – e un’eccezionale
creatività del montaggio
(Repubblica).
“Valzer con Bashir” mostra con coraggio e
senza falsi pudori come ogni conflitto non sia altro che un insieme di
orrori, di paura, di disperazione, di vigliaccheria, di prevaricazione,
di ferocia, di traumi, di disumanizzazione, di mostruosità senza senso…
Di difficile collocazione per la coesistenza di stili diversi, il
film mescola abilmente il documentario politico e l’autobiografia, il
genere guerra e la psicoanalisi, la trascrizione di sogni – fantasmi,
reminiscenze – e una splendida animazione grafica
(Le Monde): in effetti nel lavoro di Ari Folman non sai se ammirare maggiormente la tecnica o il contenuto.

Nel fare emergere la memoria di una pagina buia della sua storia
personale e di quella del suo paese, il regista israeliano mostra come
realtà e immaginazione siano facilmente mescolabili: “Valzer con Bashir”
è, e al contempo non è, un documentario e una fiction (mirabilmente
fusi realismo surrealismo onirismo). Un’opera emozionante come poche,
innovativa nel modo di presentare le cose mediante tavole disegnate ed
effetti digitali, attuale più che mai oggi: una narrazione
psicoanalitica che costituisce un salutare pugno nello stomaco dello
spettatore, dall‘inizio alla fine.

Straziante e sconvolgente il finale. Si esce dalla proiezione incapaci di parlare.

Del suo film (ci son voluti ben quattro anni per realizzarlo!), Ari Folman ha detto: Il
messaggio è che ogni guerra è sbagliata. Dovunque nel mondo. Non è come
nei film americani, non c’è alcuna gloria nella guerra. Di solito i
giovani che guardano i film di guerra dicono ‘si, è dura là fuori, ma
c’è comunque un grande senso di amicizia tra i soldati… voglio esserci
anche io’… spero che con questo film dicano: ‘non vorrei mai essere lì’
.
Giustamente Dario Arpaio, commentando la pellicola, ha scritto:
Nessuno vince mai una guerra. Nei sopravvissuti restano solo immagini a due colori e qualche incubo ricorrente…
Per non dimenticare che la pietà non va alla guerra
.

Un vero peccato che il film venga distribuito in così poche sale.

 

MILK

torna a cinema

 

Uscite allo scoperto, apritevi alla speranza

a cura di
Massimo Borriello 

Il
film di Van Sant va a farsi voce e guida di una comunità, quella
omosessuale, ancora lontana dalla conquista di diritti fondamentali,
attraverso il canto di uno dei suoi eroi. Pur trattenendosi nel ricamo
visivo della pellicola, il regista rende comunque di notevole impatto
il narrato, assicurando grande importanza ad ogni singolo evento di cui
dà conto, della vita di Harvey Milk.
Uscite allo scoperto, apritevi alla speranza
L’arte,
talvolta, ha bisogno di essere messa da parte. Succede quando il
messaggio che si vuole far passare esige chiarezza totale per
raggiungere il pubblico e diventare tesoro. Così un’opera può
svincolarsi dalle esigenze estetiche dell’occhio più fine, facendo
della semplicità un’arma vincente con la quale farsi strada nelle
sacche di conoscenza di ogni individuo. Ne sa qualcosa Gus Van Sant,
uno dei geni assoluti dell’universo cinema, un regista che negli ultimi
anni ci ha regalato le più potenti immagini di quella favola nera che è
l’adolescenza, e che oggi arresta per un attimo il suo brillante
processo di sperimentazione per raccontare una piccola e significativa
storia senza lasciare che il suo estro, la sua dirompente genialità,
occluda la narrazione e il significato di cui si fa portatrice. Perché Milk
di Van Sant va a farsi voce e guida di una comunità, quella
omosessuale, ancora lontana dalla conquista di diritti fondamentali,
attraverso il canto di uno dei suoi eroi. E’ naturale che l’argomento
stia particolarmente a cuore al regista che pur trattenendosi nel
ricamo visivo della pellicola, rende comunque di notevole impatto il
narrato, assicurando grande importanza ad ogni singolo evento di cui dà
conto, della vita di Harvey Milk, il primo politico gay dichiarato ad
essere stato eletto a una carica pubblica negli Stati Uniti, quella di
consigliere comunale nella vibrante San Francisco degli anni ’70.

James Franco e Sean Penn in una scena del film MilkLa
figura di Milk è quella del condottiero, dell’ispiratore, che con le
sue ostinate e coraggiose battaglie politiche, che l’hanno portato
all’orribile morte avvenuta per omicidio nel 1978, è diventato icona di
un intero movimento. Van Sant sceglie di mettersi al suo servizio,
lascia che a parlare sia la sceneggiatura lineare, quasi scolastica,
scritta dal trentaquattrenne Dustin Lance Black
che ci racconta non solo dei traguardi di una vita, ma anche delle
rotte da essa segnate. Senza mai abbandonarsi al ricatto emotivo, tanto
che in certi passaggi si può addirittura avvertire una certa freddezza,
Milk si fa commovente quando rivela il messaggio più importante
dietro il racconto biografico: stringetevi nella speranza e continuate
a lottare. Se della meraviglia si può trovare nel film, è tutta nello
spirito di solidarietà che tiene insieme i personaggi, negli abbracci,
nell’aggregarsi per andare alla conquista un comune obiettivo: il
diritto all’esistenza, la possibilità di uscire allo scoperto senza
vergognarsi di sé stessi, senza il timore di venire schiacciati
dall’ignoranza altrui. L’amore che fa vibrare il film è una
resurrezione, ci restituisce quello spirito che tiene insieme gli
individui, quella fiducia che è essenziale riporre nell’altro per
ottenere il proprio riconoscimento. Trovandosi a maneggiare personalità
dal grande fascino, il regista può approfondire o limitarsi a
pennellare, con grande agilità, i personaggi, dotando ognuno di essi di
una dignità che si fa essa stessa significante.

Sean Penn in una scena del film MilkTalvolta
ridondante nel suo sviluppo, il film di Van Sant ha la capacità di
ritagliarsi, oltre la ‘cosa pubblica’, dei momenti di grande tenerezza.
Milk è stato un personaggio che ha dovuto lottare per diventare
pubblico, compromettendo inevitabilmente il privato. Chi gli stava
accanto non ha retto, schiacciato dalla distanza del quotidiano, ma
Milk ha avuto la forza di non impantanarsi nella solitudine, andando
dritto per la sua strada, nel suo sogno di sconfiggere i pregiudizi che
spesso si cibano dei soliti, agghiaccianti deliri cattolici secondo i
quali le fiamme dell’inferno sono pronte ad ardere quella diversità che
mette in pericolo l’idea di Famiglia così cara alla Chiesa. Non serve
neppure esprimere un giudizio su certe idiozie, così il film invece di
schernire si limita a mostrare la realtà con vocazione
documentaristica, compresa quindi la sua degenerazione, diventando in
questo modo opera di ampio respiro piuttosto semplice da accogliere. Sean Penn
si cuce addosso il personaggio di Harvey Milk, lavora con grande
meticolosità sulla gestualità e sulla voce, sulla mimica facciale e
sulle urgenze che muovevano il personaggio-simbolo che è chiamato a
interpretare. L’attore californiano non si risparmia e si regala al
pubblico anche nei baci che è disposto a scambiarsi con un James Franco
mai così bravo, al quale basta uno scambio di sguardi nel finale per
riscattare un’intera carriera. Proprio quel finale ci abbaglia, con le
mille luci che si alzano al cielo, e le ultime parole di Milk che
diventano per lo spettatore un lungo brivido, una lacrima che muore per
creare nuova vita, una carezza calda nella quale accucciolarsi, un
invito che va colto, custodito, e condiviso. Uscire allo scoperto e
aprirsi alla speranza. ‘La speranza di una vita migliore, la
speranza di un domani migliore. Perché senza speranza la vita non vale
la pena di essere vissuta.