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Detenzione amministrativa – Parte 2 – Avv. Melano

QUANTO TEMPO UNA PERSONA RIMANE RECLUSA IN UN CPR?

COME FUNZIONANO I COLLOQUI E LA COMUNICAZIONE VERSO L’ESTERNO?
LE CONDIZIONI DEI DETENUTI SONO ASSIMBILABILI A QUELLE DEI DETENUTI NELLE CARCERI?
Prosegue la campagna di (in)formazione sulla detenzione amministrativa.
Ne abbiamo parlato con tre avvocat* ASGI con l’obiettivo di rendere visibile e conoscibile quel luogo chiamato CPR (un tempo CIE e prima ancora CPT).
Per svelare le logiche razziste che lo legittimano.
Per evidenziare il fallimento delle politiche migratorie.
Per proseguire la lotta a questo e ad altri dispositivi securitari e punitivi
Parte 2 – con Avv. Marco Melano

????MAI PIU’ CPR – MAI PIU’ LAGER????

DETENZIONE AMMINISTRATIVA – CAMPAGNA DI (IN)FORMAZIONE 1/3

Abbiamo deciso di iniziare una campagna di (in)formazione sulla detenzione amministrativa.

Ne abbiamo parlato con tre avvocat* ASGI con l’obiettivo di rendere visibile e conoscibile quel luogo chiamato CPR (un tempo CIE e prima ancora CPT).

Per svelare le logiche razziste che lo legittimano.

Per evidenziare il fallimento delle politiche migratorie.

Per proseguire la lotta a questo e ad altri dispositivi securitari e punitivi

????MAI PIU’ CPR – MAI PIU’ LAGER????

Parte 1 – con Avv. Laura Martinelli

–> COS’ E’ IL CPR?
–> PERCHE’ UNA PERSONA VIENE RECLUSA IN UN CPR?
–> COME UNA PERSONA VIENE RECLUSA IN UN CPR?

 

????8/7/19 – 8/7/20???? | No Justice, No Peace

Nella notte tra l’8 e il 9 Luglio 2019, Faisal Hossein, 32enne originario del Bangladesh, perdeva la vita tra le mura del Centro di Permanenza per il Rimpatrio di Torino (CPR).
Faisal al momento della morte si trovava rinchiuso in una  delle celle dell’Ospedaletto,struttura dal nome riconducibile ad un presidio medico, ma che in realtà consiste in una vera e propria gabbia usata dalle forze dell’ordine come sezione di isolamento punitivo.
Forse non sapremo mai cosa sia successo quella notte a Faisal perché le videocamere di sorveglianza dell’ospedaletto non funzionavano ed il PM ha archiviato il caso impedendo alla famiglia di costituirsi parte civile. Quello che sappiamo però, dalle testimonianze degli altri reclusi, è che Faisal quel giorno stava molto male, che chiedeva aiuto da ore, così come chiedeva aiuto a suo nome il compagno di cella mentre lo vedeva spegnersi lentamente .
Oggi, ad un anno di distanza da quella morte atroce, vogliamo con ancor più forza la chiusura immediata delle strutture detentive per migranti, giustizia per Faisal, per Vakhtang, per Hassan  e per tutte le persone morte nei CPR prima e dopo quell’8 Luglio 2019.
Oggi ,come da sempre, pretendiamo giustizia per tutti i reclusi e tutte le recluse che in questi anni hanno subito la detenzione tra le mura di quei dannati lager razziali e la deportazione forzata verso paesi da cui erano scappati e scappate con ogni mezzo, con tanto coraggio e con tutte le speranze.
Mai più Cpr
Mai più Lager
Stop razzismo di stato!

CHIUDERE TUTTI I CPR, CHIUDERLI SUBITO!

In un contesto di sempre maggiore stretta delle misure di contenimento
dell’epidemia da Coronavirus, centinaia di persone rimangono recluse nei
CPR  a tempo indeterminato senza alcuna tutela per la propria salute
.

I DPCM che si sono succeduti in questi ultimi giorni e le misure prese
da diversi paesi in tutto il mondo, con il blocco dei voli per e
dall’Italia, hanno comportato la graduale chiusura delle frontiere ma
non per quanto riguarda i rimpatri
. Infatti, il 9 marzo 2020 è stata
inviata a tutti i questori una circolare in cui si esplicita che
“dovranno essere assicurate le attività relative all’espulsione
degli/lle stranieri/e irregolari”, come già anticipato nel decreto n.11
art.2 dell’8 marzo 2020 in cui tra le eccezioni del rinvio delle udienze
rientrano “i procedimenti di convalida dell’espulsione, allontanamento e
trattenimento di cittadini di paesi terzi”.
La macchina della detenzione e del disciplinamento va avanti anche per
quanto riguarda le retate che proseguono senza sosta e portano nuovi/e
trattenuti/e all’interno dei CPR.
A fronte di un’emergenza sanitaria di tale portata, risulta più che mai
evidente la violenza strutturale ed organizzativa dei centri di
permanenza per il rimpatrio (CPR).
Le condizioni sanitarie pessime, le scarse possibilità di accedere alle
cure mediche, il sovraffollamento e l’ingresso giornaliero di
poliziotti, civili e nuovi/e trattenuti/e,rendono di fattoimpossibile la
messa in atto delle norme sanitarie imposte dall’ultimo DPCM all’interno
di queste strutture.
Le poche e confuse norme che regolano il CPR, non prevedono aree
utilizzabili al ricovero e all’isolamento sanitario
.
Cosa succederebbe se si dovessero registrare casi di persone positive al
Covid-19 all’interno del CPR?
Se già in condizioni di non-emergenza è inaccettabile la detenzione
forzata di persone a cui non viene riconosciuta la libertà di esistere –
al di là della concessione di inserimento in categorie produttive
(lavoro o studio) e riproduttive (ricongiungimenti familiari) utili e
riconosciute dalla società – ancora di più l’attuale situazione di
emergenza rende maggiormente evidente il razzismo istituzionale che ha
già deciso chi è sacrificabile
!

L’unica soluzione applicabile è la chiusura definitiva di ogni centro di
permanenza per il rimpatrio e la liberazione di tutte e tutti
.

UNA LUCE PER FAISAL – UNA LUCE PER I DETENUTI E LE DETENUTE DEI CPR

Lunedì 8 luglio 2019 al mattino viene ritrovato all’interno dell’infermeria del CPR di corso Brunelleschi a Torino, il corpo senza vita di Faisal Hossein, 32 anni originario del Bangladesh, morto nella giornata di domenica. Continua la lettura di UNA LUCE PER FAISAL – UNA LUCE PER I DETENUTI E LE DETENUTE DEI CPR